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Stele di Cleopatra VII

 


 

La diffusione dell'epigrafia greca coincide con la presenza di parlanti greco in tutte le regioni del mondo antico: dalle coste dell'Atlantico all'Afganistan gli scavi, ufficiali o clandestini, hanno restituito la testimonianza della partecipazione alla storia di questi luoghi o dell'influenza esercitata dai Greci sulla cultura, l'economia, la struttura istituzionale di paesi che avevano conosciuto altre civiltà anche molto raffinate, come l'Egitto.
L'immagine di questa iscrizione è un esempio delle vicende 'parallele' seguite da egiziani e greci dopo la conquista di Alessandro Magno e l'insediamento della dinastia Lagide. Questa bella stele centinata  segue la tradizione egiziana nella simmetrica divisione bipartita tra scena di offerta (un faraone, riconoscibile dalla doppia corona offre delle bevande a Isis che allatta Horos) e testo epigrafico, il quale però è redatto secondo un formulario, quello della dedica per un monarca, e un riferimento all'anno di regno cronologico greco. L'interesse di questo monumento, forse proveniente da Hawara, nel Fayum, e conservato al Museo del Louvre, risiede soprattutto nel fatto che si tratta del più antico documento datato al regno di Cleopatra VII, all'indomani della morte del padre (per il quale presumibilmente era stato predisposta la stele che infatti raffigura un uomo come re), risale infatti al 2 luglio del 51 a.C. (si veda l'ultima edizione di E. Bernand, Inscriptions grecques d'Egypte et de Nubie au Musée du Louvre, Paris 1992).


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© Lucia Criscuolo 1999