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Epigrafe sepolcrale da Demetrias

Le epigrafi greche ci appaiono per lo più come solcature sulla pietra spesso di difficile decifrazione per le piccole dimensioni dele lettere e per lo scarso contrasto che i tratti incisi su pietre molto scabrose o molto bianche  riescono a dare alla scrittura. In antico però queste difficoltà non erano così condizionanti perché di solito le  iscrizioni venivano colorate, in rosso o in nero, in modo da  far risaltare la scrittura attraverso un'operazione che è definita 'rubricatura'. Inoltre spesso le epigrafi erano accompagnate da raffigurazioni o decorazioni dipinte sulla pietra, oggi quasi sempre scomparse per la fragilità dei colori antichi, sottoposti all'usura delle condizioni climatiche e in genere di cattiva conservazione.
Un'eccezione particolarmente fortunata, perché appartenente alla Grecia continentale, è rappresentata dal nucleo di 349 epigrafi sepolcrali rinvenute a Demetrias, in Tessaglia, dove erano state usate in antico come riempimento nella fondazione delle torri di una cinta fortificata: le stele sepolcrali, ora conservate nel museo di Volos, presentano infatti ancora la coloratura delle lettere, che le rende perfettamente leggibili sul fondo chiaro della pietra, e inoltre sono ancora decorate dalle scene di vita quotidiana o di devozione funeraria che vi furono dipinte in origine. Ne è un esempio questa stele di Demetrios figlio di Olympos (Olynpos, secondo la grafia del momumento), che come le altre può inoltre essere datata tra due termini cronologici certi: il 293 a.C., anno della fondazione di Demetrias da parte di Demetrio Poliorcete, e il 168 a.C., anno dell'edificazione delle mura difensive da parte di  Perseo. Si veda per l'edizione delle stele A.S. Arvanitopoulos, Graptai stelai Demetriados-Pagason, Athenai 1928, pp.162-163 e in generale, A.S. McDevitt, Inscriptions from Thessaly, Hildesheim 1970, pp.100-102.


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© Lucia Criscuolo 1999