

Tra le epigrafi legate al mondo della religiosità popolare figurano le maledizioni, preferibilmente incise su lamine di piombo, arrotolate o piegate, e fissate da un chiodo (da cui la denominazione latina di tabella defixionis) oppure come nel caso della maledizione esposta al British Museum, racchiuse una contro l'altra, come un dittico. La maledizione si accompagnava talvolta ad altri strumenti che ne rafforzavano il potere (l'immagine dell'avversario colpita da chiodi, come nell'esempio qui riportato) e per lo più veniva sepolta nel terreno, a diretto contatto con le potenze ctonie. Come per le altre iscrizioni magiche la loro funzione non prevedeva tanto il fatto di essere lette da qualcuno, quanto di essere uno strumento di comunicazione con le potenze divine, evocate e scatenate su nemici, rivali, fedifraghi ecc. A questa particolare ritualità apparteneva la scelta del materiale, più comunemente il piombo, ma anche l'oro o l'argento, tutti facilmente lavorabili e più resistenti del bronzo o del ferro agli agenti esterni.
| Indice Parte I | Commenti | Home Page Epigrafia Greca |
© Lucia Criscuolo 1999