La Rhetra di Licurgo.
Plutarco, Vita di Licurgo, 6, 1:
[1]Tanto si occupò della gherusia che portò da Delfi un oracolo che chiamano Rhetra.[2] Essa dice così: Dopo aver costruito un tempio a Zeus Sillanio e ad Atena Sillania, avendo sistemato le phylai e le obai, avendo istituito una gherusia di trenta membri, compresi gli arcaghetai, (il legislatore) raduni di stagione in stagione le apellai tra Babica e Cnacione. Così gli anziani presentino le proposte e respingano le controproposte: al popolo vittoria e potere". [3] In questo testo "sistemare le phylai" e "organizzare le obai" significa dividere e collocare il popolo in gruppi, che egli definì phylai e obai. I re sono definiti arcaghetai e "tenere le apellai" significa tenere le assemblee, perchè egli attribuì l'origine e la giustificazione del suo ordinamento ad Apollo Pizio.[4]Essi ora chiamano Babica... e Cnacione ora è chiamato Enunte. Aristotele afferma che Babica è un ponte e Cnacione un fiume. In mezzo a questi si tenevano le assemblee, e non c'erano nè porticati nè costruzioni di alcun tipo.
[6]Nelle assemblee a nessuno, ad eccezione dei re e degli anziani, era consentito avanzare proposte: solamente su quelle il popolo era sovrano a decidere.[7]In seguito però poichè la massa, aggiungendo e togliendo, finiva per modificare e addirittura stravolgere le proposte, i re Polidoro e Teopompo fecero alla Rhetra questa aggiunta:[8]Se il demo avanzava una controproposta tortuosa, gli anziani e i re la respingano; ciò significa non ratificarle ma respingerle in blocco e addirittura sciolgano l'assemblea in quanto modifica e distorce la proposta allontanandola dal meglio. [9]I re poi convinsero la città che questa disposizione proveniva dalla divinità, come anche Tirteo ricorda in questi versi:
Dopo aver ascoltato Febo, da Pito riportarono in patria
oracoli del dio e parole infallibili:
"L'assemblea sia presieduta dai re, cari agli dei
i quali hanno a cuore la prediletta città di Sparta,
poi gli anziani della gherusia, infine il popolo
che ubbidisce alle giuste rhetrai.
Diodoro, VII, 12:
[1]La grandezza delle doti di Licurgo era tale che, giunto a Delfi, la Pizia pronunciò questa frase:
"O Licurgo, sei giunto al mio ricco tempio
tu, amato da Zeus e da tutti quelli che abitano l'Olimpo;
sono nel dubbio se ritenerti uomo o dio
anche se ritengo soprattutto un dio.
Sei giunto qui per chiedere il buon governo; te lo concederò
come nessuna altra città sulla terra avrà mai.
[2]Licurgo poi interrogò la Pizia su quali norme avrebbe dovuto fissare per essere certo che gli Spartani ricavassero grandi benefici. Dopo che la sacerdotessa gli ebbe risposto che doveva fare le leggi in modo che gli uni governassero rettamente, e gli altri ubbidissero, Licurgo chiese di nuovo cosa dovesse fare chi doveva governare bene e chi doveva ubbidire. La Pizia rispose con questo oracolo:
Esistono due percorsi profondamente separati:
uno porta all'onorata casa della libertà,
l'altro verso la schiavitù, da cui devono fuggire i mortali;
il primo passa per la grandezza d'animo e la dolce concordia,
ed io ti ordino di guidare il popolo lungo questa via:
il secondo percorso, da cui ti devi guardare con molta attenzione,
passa per le lotte ripugnanti e per l'inganno che indebolisce.
[5]Lo stesso Licurgo riportò da Delfi un oracolo sul desiderio di denaro, successivamente ricordato come un proverbio:
"Solo l'avidità per le ricchezze, e null'altro, potrà causare la rovina di Sparta."
[6]Circa gli ordinamenti per l'amministrazione della città, la Pizia disse questo:
Così Apollo, il dio dall'arco d'argento e lungisaettante,
dai capelli color oro, pronunciò il suo responso dal suo ricco santuario.
"Reggano il Consiglio i re, cari agli dei,
che proteggono l'amabile città di Sparta,
poi vengano gli anziani della gherusia,
infine gli uomini del popolo, che seguono le sacre rhetrai;
parlino in modo giusto e compiano le loro azioni
secondo giustizia; non decidano per la città nulla di iniquo.
In questo modo al popolo verranno vittoria e potenza.
Questo infatti ha stabilito Febo per la città.
[7]Chi non si mostra deferente verso la divinità, ancor meno sarà rispettoso della giustizia tra gli uomini.
[8]I Lacedemoni, applicando le leggi di Licurgo, si trasformarono da un popolo debole quale erano nel popolo più potente di tutta la Grecia e mantennero questa egemonia per quattrocento anni. Poi, pian piano, cominciarono a mutare ciascuna di queste norme e inclinarono verso il lusso e l'indifferenza e, in misura maggiore, si corruppero quando cominciarono a utilizzare moneta coniata e ad accumulare ricchezza. In questo modo persero l'egemonia.