![]() |
| La regio II dell'Italia augustea |
Anche la regio II, come la prima, era una regione composita, in cui si individuano almeno tre distinte subregioni: la penisola del Salento, chiamata in età romana Calabria (sarà solo in età bizantina che il nome passerà a designare l'antico Bruzio, assumendo il significato che tuttora conserva), l'Apulia propriamente detta, che corrisponde all'odierna Puglia centro-settentrionale (e ad un lembo del Molise meridionale), infine la regione interna, abitata da genti di stirpe sannitica, corrispondente grosso modo all'attuale provincia di Benevento e a parte di quella di Avellino.
La designazione di Apulia et Calabria per la seconda regione dell'Italia augustea, entrato nella consuetudine degli studi moderni (ove si potrà trovare anche il semplice nome di Apulia), si fonda sul nome della corrispondente provincia di età dioclezianea, ma non pare trovare positivo riscontro nelle fonti di età alto imperiale.
|
[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]Traduzione: Dopo aver descritto l'Italia antica fino a Metaponto, dobbiamo parlare delle regioni che la seguono. La prima è la Iapigia: i Greci la chiamano Messapia, gli indigeni la distinguono in Salento (la parte intorno al promontorio Iapigio) e Calabria. A nord di queste si trovano le popolazioni chiamate in greco Peucezi e Dauni, ma gli indigeni chiamano Apulia tutta le regione dopo la Calabria e Apuli la popolazione. Alcuni, in particolare i Peucezi, sono chiamati anche Pedicli.
[Traduzione di N. Biffi in N. Biffi, L'Italia di Strabone. Testo, traduzione e commento dei libri V e VI della Geografia, Genova 1988]
Conectitur secunda regio amplexa Hirpinos, Calabriam, Apuliam, Sallentinos ... Graeci Messapiam a duce appellavere et ante Peucetiam a Peucetio Oenotri fratre in Sallentino agro.[Testo tratto dall'edizione di di H. Zehnacker, Pline l'Ancien. Histoire naturelle. Livre III, Paris 1998]
Traduzione: Confina con questi luoghi [la Lucania] la seconda regione, che comprende gli Irpini, la Calabria, la Puglia e i Salentini ... I Greci chiamarono la Calabria Messapia dal nome del loro comandante, e prima ancora Peucezia, da Peucezio, fratello di Enotro, che risiedeva nel territorio del Salento.
[Traduzione di G. Ranucci in G.B. Conte (a cura di), Gaio Plinio Secondo. Storia Naturale I. Cosmologia e geografia. Libri 1-6, Torino 1982]
I primi avevano il loro centro principale a Caudium, nel sito della moderna Montesarchio. Il territorio dei Caudini confinava con quello della Campania alle famose Forche Caudine, teatro di un grave smacco per gli eserciti romani. Nel 321 a.C. i Romani in effetti cercarono di portare aiuto ai loro alleati dell'Apulia, premuti dai Sanniti. Leggiamo in Livio cosa successe:
Duae ad Luceriam ferebant uiae, altera praeter oram superi maris, patens apertaque sed quanto tutior tanto fere longior, altera per Furculas Caudinas, breuior; (7) sed ita natus locus est: saltus duo alti angusti siluosique sunt montibus circa perpetuis inter se iuncti. Iacet inter eos satis patens clausus in medio campus herbidus aquosusque, per quem medium iter est; (8) sed antequam uenias ad eum, intrandae primae angustiae sunt et aut eadem qua te insinuaueris retro uia repetenda aut, si ire porro pergas, per alium saltum artiorem impeditioremque euadendum. (9) In eum campum uia alia per cauam rupem Romani demisso agmine cum ad alias angustias protinus pergerent, saeptas deiectu arborum saxorumque ingentium obiacente mole deiectu arborum saxorumque ingentium obiacente mole inuenere. Cum fraus hostilis apparuisset, praesidium etiam in summo saltu conspicitur. (10) Citati inde retro, qua uenerant, pergunt repetere uiam; eam quoque clausam sua obice armisque inueniunt.[Testo tratto dall'edizione a cura di C.F. Walters - R. S. Conway, Titi Livi ab urbe condita. Tomus II, Libri VI-X, Oxonii 1919]
Traduzione: Due vie conducevano a Luceria, una lungo il litorale del mare superiore, ampia ed aperta, ma, quanto più sicura, tanto forse più lunga, l'altra attraverso le Forche Caudine, più breve; (7) la conformazione del luogo però è la seguente: vi sono due passi alti, stretti e selvosi, congiunti tra di loro tutt'intorno da una serie ininterrotta di monti. Tra di essi è racchiusa una pianura, abbastanza ampia, erbosa e ricca d'acqua, nel mezzo della quale passa la strada; (8) ma avanti che tu giunga a quella pianura, bisogna entrare nella prima gola, e poi o rifare all'indietro la stessa via per la quale sei entrato oppure, se vuoi proseguire oltre, uscire per l'altro passo, più stretto e malagevole. (9) I Romani, fatto scendere l'esercito per la prima di tali vie, scavata nella roccia, proseguendo direttamente verso l'altra gola, la trovarono sbarrata da alberi abbattuti e da un cumulo ingombrante di grossi macigni. Era ormai apparso evidente l'inganno dei nemici, quando si scorge un presidio anche sulla sommità del passo. (10) Cercano quindi di tornare indietro, rifacendo in fretta la via per la quale erano venuti; ma trovano anche questa bloccata da uno sbarramento e da uomini armati.
[Traduzione di M. Scandola in M. Scandola - C. Moreschini (a cura di), Tito Livio. Storia di Roma dalla sua fondazione. Volume quarto (Libri VIII-X), Milano 1982]
|
[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]Viene poi il popolo degli Irpini, anch'essi di ceppo sannita. Ricevettero questo nome dal lupo che fece da guida alla loro migrazione: i Sanniti chiamano hirpos il lupo. Confinano con i Lucani dell'entroterra.
[Traduzione di N. Biffi in N. Biffi, L'Italia di Strabone. Testo, traduzione e commento dei libri V e VI della Geografia, Genova 1988]
A nord-est della regione occupata dalle due tribù sannitiche, vi era quella che i Romani chiamavano Apulia. Gli Apuli, in senso proprio, erano una popolazione di lingua osca, che secondo Strabone occupava la parte più settentrionale della regione (Geografia, VI, 3, 8): già ai suoi tempi tuttavia la denominazione si era estesa anche al territorio abitato da altre due tribù, i Dauni e i Peucezi, imponendosi sulla denominazione greca di Iapigia, ancora nota a Strabone.
I Dauni e i Peucezi, tuttavia, dal punto di vista etnico, erano popolazioni ben distinte dagli Apuli propriamente detti, che come abbiamo detto erano di lingua osca. In effetti le due tribù, insieme a quelle che abitavano nell'odierno Salento, parlavano un idioma tuttora malnoto, appartenente alla grande famiglia indoeuropea, ma assai diverso da tutte le altre lingue italiche. Per convenzione questa lingua è chiamata messapica, dal momento che la maggior parte delle testimonianze proviene dal territorio dei Messapi, nella parte meridionale della Puglia. Vediamone un esempio:
![]() |
| Capitello di pietra leccese, proveniente da Ceglie, con dedica in lingua messapica |
![]() |
| Particolare del capitello, con dedica in lingua messapica |
Traduzione: ad Afrodite Ana da parte di Lahona Theotoriddath e di Hipaka. Theotoriddath; figlia di Thaotor Keosorres.
I Dauni erano insediati nella parte settentrionale della Puglia, in un territorio che andava all'incirca dal fiume Frento (oggi Fortóre) all'Aufidus (oggi Ofanto) e che corrisponde all'incirca all'odierna provincia di Foggia. I rapporti con Roma si rinsaldarono ai tempi della II guerra sannitica, per la comune ostilità nei confronti dei Sanniti (abbiamo in effetti visto come gli eserciti romani che caddero nell'imboscata delle Forche Caudine, nel 321 a.C., dovevano portare soccorso a Luceria, la principale città della Daunia.
![]() |
La civiltà dei Dauni è caratterizzata da una numerosa serie di stele antropomorfe, che ha il suo inizio in realizzazioni che risalgono alla fine del X sec. a.C., ma trova la sua più compiuta espressione fra il il VII e il VI sec. a.C. Si tratta di segnacoli funerari che riproducevano schematicamente un corpo umano, molto spesso di sesso femminile, come nell'esemplare qui raffigurato. Le teste erano abitualmente di forma conica per le donne, di forma ovoidale o sferica per gli uomini, e talvolta presentavano incisi i tratti somatici essenziali. La lastra, che rappresentava il corpo del defunto, era incisa con rappresentazioni di ornamenti e armi, ma anche con motivi geometrici, figure di animali e uomini, talvolta scene di battaglia, di caccia o di vita quotidiana; particolare rilievo hanno le raffigurazioni delle esequie funebri. |
| Una caratteristica stele antropomorfa daune dal Museo di Manfredonia |
![]() |
A sud dei Dauni erano stanziati quelli che i Greci generalmente chiamano Peukétioi, ma che nelle fonti latine sono talvolta ricordati anche come Poediculi. L'area da loro occupata corrispondeva all'incirca all'odierna provincia di Bari, una città che in effetti nacque come insediamento dei Peucezi, così come anche Egnatia. I centri dei Peucezi meglio noti dal punto di vista archeologico sono tuttavia quelli dell'interno, come per esempio quello di Monte Sannace, nei pressi di Gioia del Colle, di cui si può vedere qui una fotografia. |
| L'insediamento di Monte Sannace, nel territorio del Peucezi |
![]() |
La civiltà messapica appare soprattutto caratterizzata, come altre culture pugliesi, dalla sua produzione ceramica, in particolare da una singolare forma di vasi detti "trozzelle", dai dischi che ne decorano i manici ("trozze", appunto, nel dialetto pugliese); ne possiamo vedere un bell'esempio nell'immagine riportata. |
| Una trozzella messapica, dal Museo Archeologico di Brindisi |
![]() |
Centro principale della tribù degli Irpini era il sito di Malventum o Maleventum, alla confluenza del fiume Calore col Sabato. Nel 275 a.C. i Romani vi sconfissero definitivamente Pirro e qualche anno più tardi (268 a.C.) vi fondarono una colonia latina che assunse il nome, più benaugurante, di Beneventum. Il monumento meglio conservato dell'antica Benevento è l'arco di Traiano, fatto costruire nel 114 d.C. nel punto in cui la nuova strada fatta costruire dall'imperatore, la via Traiana, usciva dalla città; vi si trova raffigurata, tra l'altro, una scena relativa all'institutio alimentaria creata da Traiano. |
| Figura 7 - L'arco di Traiano a Benevento |
![]() |
| Figura 8 - L'istituzione degli alimenta in un rilievo dell'arco di Traiano da Benevento |
![]() |
Nella Puglia centrale, al confine tra le antiche regioni della Daunia e della Peucezia, vi era Canusium, l'odierna Canosa di Puglia. La città si vantava di essere stata fondata addirittura da Diomede, l'eroe del ciclo troiano che molti miti riconducono all'area dell'Adriatico, ma era ricordata soprattutto per la vicinanza con Canne, luogo della tragica sconfitta che Annibale inflisse ai Romani nel 216 a.C.: a Canosa avrebbero trovato rifugio alcune migliaia di soldati scampati all'accerchiamento delle forze cartaginesi. In età imperiale Canusium era ricordata in particolare come prospero centro della manifattura tessile. Il monumento meglio conservato della città è la cosiddetta Porta Romana, un arco che si apre lungo la via Traiana, forse da interpretarsi come grandioso monumento funerario di qualche notabile cittadino. |
| L'arco di Canosa |
![]() |
Nella Calabria da ricordare almeno l'antico centro messapico di Brundisium, l'odierna Brindisi, ove nel 244 a.C. venne fondata una colonia di diritto latino. Brindisi nell'antichità era una delle principali porte dell'Italia: qui terminava in effetti la via Appia e le due colonne del I sec. d.C., alte 19 m., che segnavano la fine dell'importante strada sono uno dei pochi resti della città romana tuttora visibili; una delle due, caduta nel XVI secolo, venne portata nella vicina Lecce, dove tuttora supporta la statua del patrono locale, S. Oronzo. Dal porto di Brindisi partivano le rotte più importanti per la Grecia e il Mediterraneo orientale. |
| Le due colonne terminali della via Appia a Brindisi |
Più importanti e numerose le vie terrestri. Il principale collegamento con Roma in età repubblicana era costituito dalla già citata via Appia, che da Capua venne prolungata verso Benevento e Brindisi, in connessione con la creazione di colonie nelle due località, rispettivamente nel 268 a.C. e nel 244 a.C.: attraversate le Forche Caudine, la strada passava per Caudium e Beneventum, per poi piegare verso sud-est e raggiungere Venusia; da qui la via puntava verso la costa, raggiungendo Taranto e poi, attraversata la penisola Salentina, Brundisium.
Nel 109 d.C. l'imperatore Traiano fece costruire una via tra Benevento e Brindisi alternativa alla Appia, su un percorso più settentrionale, che toccava Aecae (l'odierna Troia), Herdonia (l'odierna Ordona) e Canusium; da qui la via Traiana, correndo all'incirca lungo la costa, raggiungeva Brindisi.
Meno noto il tracciato della via Herculia, che doveva il suo nome al suo costruttore Massimiano (286-305 d.C.) l'Augusto soprannominato Herculius per distinguerlo dal suo collega Diocleziano, che era l'Augustus Iovius. La via metteva in collegamento l'Irpinia con la Lucania, staccandosi dalla via Traiana nella località di Aequum Tuticum (nei pressi dell'odierna Ariano Irpino) e toccando certamente Venosa. Ancora più labili le tracce della via Litoranea, indicata come via Traiana nella carta riportata, che avrebbe collegato Brindisi al nord seguendo un percorso costiero.
Nella seconda regione dell'Italia augustea sono collocati due dei migliori porti naturali dell'intera Italia: Taranto e Brindisi, che nell'età antica si succedettero l'uno all'altro nella preminenza. Il primo in ordine di tempo fu quello di Taranto, la cui prosperità era legata anche all'egemonia politica che la città acquisì tra le poleis greche d'Italia, oltre naturalmente che alla sua straordinaria posizione naturale. Questa la descrizione di Strabone:
|
[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]Traduzione: Mentre la maggior parte del golfo di Taranto è importuosa, a Taranto c'è un porto molto bello e ampio del perimetro di 100 stadi [circa 18, 5 km.], chiuso da un grande ponte. Tra il fondo del porto e il mare aperto si forma un istmo, sicché la città sorge su una penisola e poiché il collo dell'istmo è poco elevato, le navi possono essere facilmente trainate da una parte all'altra.
[Traduzione di N. Biffi in N. Biffi, L'Italia di Strabone. Testo, traduzione e commento dei libri V e VI della Geografia, Genova 1988]
![]() |
Strabone concentra sull'attenzione sul cosiddetto Mare Piccolo, la laguna separata dalla baia sul golfo (il Mare Grande) dalla penisola su cui sorse la città greca di Taras. Nel corso del Medioevo nel tratto sud-orientale della penisola venne scavato un canale, cosicché oggi il centro storico di Taranto sorge su un isola. |
| Figura 11 - La topografia di Taranto |
|
[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]Traduzione: Il territorio brindisino è più ricco di quello tarentino; è sì magro, ma molto produttivo, mentre il miele e la lana sono fra i più celebrati. Inoltre Brindisi ha il porto di gran lunga migliore; una sola imboccatura chiude molti bacini al riparo delle onde, suddivisi all'interno in calette, sì che la configurazione è simile alle corna di un cervo, donde anche il suo nome; insieme con il complesso urbano, il sito somiglia moltissimo alla testa di un cervo e in lingua messapica brentesion indica appunto la testa del cervo. Il porto di Taranto, invece, non è completamente riparato dalle onde per via della sua forma aperta; e poi il fondale, nella parte più interna, presenta delle secche. (7) Inoltre, per coloro che provengono dalla Grecia e dall'Asia, la linea di navigazione più breve è quella che termina a Brindisi; è appunto qui che sbarcano tutti coloro che vanno a Roma.
[Traduzione di N. Biffi in N. Biffi, L'Italia di Strabone. Testo, traduzione e commento dei libri V e VI della Geografia, Genova 1988]
![]() |
| Figura 12 - La topografia di Brindisi |
Uno sguardo alla sezione dell'Itinerarium Maritimum relativo alle rotte transadriatiche ci conferma l'importanza di Brindisi e di altri minori porti della Puglia adriatica, come Hydruntum (Otranto) a sud, o Sipontum (Siponto) a nord.
| De Italia ab Ancona Iader in Dalmatia stadia DCCCL ab Aterno Salonas in Dalmatia stadia MD a Brundisio de Calabria sive ab Hidrunti Aulona stadia M a Brundisio Dirrachii in Macedonia stadia MCCCC A Salonas Sipunte stadia MD |
Traduzione: Sulle rotte dell'Italia Da Ancona a Zara in Dalmazia 850 stadi (157 km. circa) Dal fiume Aterno a Salona in Dalmazia 1.500 stadi (277 km. circa) Da Brindisi in Calabria o da Otranto a Valona 1.000 stadi (185 km.) Da Brindisi a Durazzo in Macedonia 1.400 stadi (259 km.) Da Salona a Siponto 1.500 stadi (277 km. circa) |
| [Testo tratto dall'edizione di O. Cuntz, Itineraria Romana. Volumen prius. Itineraria Antonini Augusti et Burdigalense, Stuttgart 1990] |
|
[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]Traduzione: Tutta questa regione è assai fertile di prodotti di ogni genere, ottima per i cavalli e le pecore, la cui lana è più soffice di quella tarentina, ma meno lucida; e poi, dato l'avvallamento delle pianure, è ben riparata dai venti.
[Traduzione di N. Biffi in N. Biffi, L'Italia di Strabone. Testo, traduzione e commento dei libri V e VI della Geografia, Genova 1988]
Lana autem laudatissima Apula et quae in Italia Graeci pecoris appellatur, alibi Italica ... Apulae breves villo nec nisi paenulis celebres; circa Tarentum Canusiumque summam nobilitatem habent.[Testo tratto dall'edizione a cura di A. Ernout, Pline l'Ancien. Histoire naturelle. Livre VIII, Paris 1952]
Traduzione: Lana molto famosa è quella della Puglia e il tipo che in Italia viene chiamato lana greca e altrove lana italica ... Le pecore dell'Apulia hanno il pelo corto e sono famose solo per la produzione di mantelli; quelle dei dintorni di Taranto e Canosa hanno la massima notorietà.
[Traduzione di E. Giannarelli in G.B. Conte (a cura di), Gaio Plinio Secondo. Storia naturale. II. Antropologia e Zoologia. Libri 7-11, Torino 1983]
Una raccolta di fonti dedicata ai Messapi in M. Lombardo (a cura di), I Messapi e la Messapia nelle fonti letterarie greche e latine, Galatina 1992 [F RACC 140]; per il Salento, G. Susini, Fonti per la storia greca e romana del Salento, Bologna 1962 [E IV. 3 Sale].
Per un utile indice della documentazione epigrafica dell'Apulia si veda C. Marangio, L'epigrafia latina della regio secunda. Apulia et Calabria. Rassegna degli studi e indici (1936-1985), Mesagne 1987 [E IV. 3. Apu/2]. Le iscrizioni della regio II vennero comprese nel volume IX del CIL [CONS Sala Roma]. Aggiornamenti sono apparsi nella collana dei Supplementa Italica [E IV.1 Ita/1]: M. Chelotti, Rubi, «Supplementa Italica», 5, Roma 1989, pp. 11-26; Ead., Barium, «Supplementa Italica», 8, Roma 1991, pp. 25-44; Ead., Gnathia, «Supplementa Italica», 11, Roma 1993, pp. 11-58. Un importante corpus locale concernente Canusium ci è dato da M. Chelotti - V. Morizio - M. Silvestrini, Le epigrafi romane di Canosa, Bari 1985-1990 [E IV. 3. Can/1]; su Teanum Apulum A. Russi, Teanum Apulum. Le iscrizioni e la storia del municipio, Roma 1976 [E IV.3 Tea]; su Larinum G. De Benedittis - A. Di Niro, L'anfiteatro di Larinum. Iscrizioni, monete, sepolture, Campobasso 1995 [E IV.3 Lar/2]. Un'esposizione chiara e belle illustrazioni si troveranno nella silloge curata da M. Silvestrini, Un itinerario epigrafico lungo la via Traiana. Aecae, Herdoniae, Canusium, Bari 1999 [E IV. 3. Apu/3].
Sui Dauni e la Daunia vedi F. Biancofiore - M.D. Marin - O. Parlangeli, Civiltà della Daunia. I. Dalle origini all'età romana, Napoli 1970 [ITALIA I Daun/1]; G. Volpe, La Daunia nell'età della romanizzazione, Bari 1990 [ITALIA I Pugl/8]. Alle stele della Daunia è stata dedicata una bella monografia a cura di M.L. Nava, Le stele dalla Daunia. Sculture antropomorfe della Puglia protostorica dalle scoperte di S. Ferri agli studi più recenti, Milano 1988 [ITALIA I Pugl/9].
Sull'area del Peucezi A. Ciancio et alii, Monte Sannace. Gli scavi dell'acropoli (1978-1983), Galatina 1989 [ITALIA II M. Sann].
Molti studi sono stati dedicati ai Messapi e al loro territorio: si vedano almeno R. Compatangelo, Un cadastre de pierre. Le Salento romain. Paysages et structures agraires, Paris 1989 [ITALIA I Sale/4]; F. D'Andria (a cura di), Archeologia dei Messapi, Bari 1990 [ITALIA II Lec/2]; I Messapi. Atti del trentesimo Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto-Lecce, 4-9 ottobre 1990, Taranto 1991 [Corridoio Periodici]; J.-L. Lamboley, Recherches sur les Messapiens, IVe - IIe siècle avant J.-C., Rome 1996 [SR III 89]; G.-J.L.M. Burgers, Constructing Messapian Landscapes. Settlement Dynamics, Social Organization and Culture Contact in the Margins of Graeco-Roman Italy, Amsterdam 1998 [ITALIA I Pugl/13].
Riguardo alle città della regio II, su Larino E. de Felice, Larinum, Firenze 1994 (Forma Italiae 36) [ITALIA IV 31]. Su Canosa, oltre alla raccolta di iscrizioni di Chelotti - Morizio - Silvestrini, già citata, si veda soprattutto F. Grelle, Canosa romana, Roma 1993 [ITALIA II Can/3]; un interessante pagina della Rete, a cura di un'associazione archeologica locale, è CanosArcheologica (http://www.canusium.it). Su Taranto P. Wuillemier, Tarente des origines à la conquête romaine, Paris 1939 [ITALIA II Tar]; E.M. De Juliis, Taranto, Bari 2000 [ITALIA II Taranto] A Venosa è dedicato un volume della collana Forma Italiae: M.L. Marchi - G. Sabbatini, Venusia, Firenze 1996 (Forma Italiae 37) [Non presente nel nostro Dipartimento]; vd. anche M.L. Marchi - M. Salvatore, Venosa, Roma 1997 [Archeologia TP I N 59]; N. Jacobone, Venusia. Storia della città dalle origini all'età romana, Venosa 1990 [ITALIA II Veno/2] (ristampa di una vecchia monografia del 1909).
Sulle vie di comunicazione in generale si veda G. Alvisi, La viabilità romana della Daunia, Bari 1970 [ITALIA I Pugl/1]; A. Cocchiaro et alii, La viabilità di età romana in Puglia, «Viae publicae romanae», Roma 1991, pp. 139-174 [ANT IX 2087]; A. Luisi, La viabilità nell'Apulia antica, «Idea e realtà del viaggio. Il viaggio nel mondo antico», a cura di G. Camassa - S. Fasce, Genova 1991, pp. 261-269 [ANT V 439]. In particolare sulla via Herculia R.J. Buck, The Via Herculia, «Papers of th British School at Rome» 39 (1971), pp. 66-87 [5.26]. Per la bibliografia specifica sulla via Appia si rimanda agli Approfondimenti dedicati alla regio I Latium et Campania.
Sulle risorse economiche, fondamentale per l'Apulia (e per le altre regioni dell'Italia centro-meridionale) E. Gabba - M. Pasquinucci, Strutture agrarie e allevamento transumante nell'Italia romana (III - I sec. a.C.), Pisa, 1979 [ECON I 128]. Specifici sulla regione P. Desy, Recherches sur l'économie apulienne au IIe et au Ier siècle avant notre ère, Bruxelles 1993 [ECON I. 405]; G. Volpe, Contadini, pastori e mercanti nell'Apulia tardoantica, Bari 1996 [ITALIA I Apu]. In particolare sulla produzione di anfore P. Desy, Les Timbres amphoriques de l'Apulie républicaine. Documents pour une histoire économique et sociale, Oxford 1989 [MISC III BAR/554]. Uno speciale sito Internet è dedicato ad un progetto di ricerca dell'Università di Uppsala sulla transumanza nell'Italia antica che è partito dal territorio degli Irpini, nella regio II: Per itinera callium - Along the Drovers Trails (http://www.arkeologi.uu.se/aks/projects/barbro/Default.htm).
© Alessandro Cristofori 2002