Gli spazi geografici della Storia Romana: l'Italia

Regio III: Lucania et Bruttii



La Regio III: Lucania et Bruttii

La regio III dell'Italia augustea



La Lucania

L'area lucana della regio III



Il Bruzio

L'area bruzia della regio III



Le popolazioni

Strabone, Geografia, VI, 1, 2: i Lucani, coloni dei Sanniti

[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]

Traduzione: Prima che venissero i Greci non c'erano ancora i Lucani, ma questi luoghi erano occupati da Conî ed Enotrî. Avendo poi i Sanniti accresciuto di molto la loro potenza, cacciarono Conî ed Enotrî ed insediarono in questi territori alcuni Lucani; frattanto anche i Greci occupavano ambedue i litorali fino allo Stretto e per lungo tempo Greci e Barbari si fecero reciprocamente guerra.

[Traduzione di A.M. Biraschi in A.M. Biraschi, Strabone. Geografia. L'Italia. Libri V - VI, Milano 1988]




S. Bianco et alii (a cura di), Greci, Enotri e Lucani nella Basilicata meridionale, Napoli 1996, p. 175: immagine di un cavaliere lucano, dalla tomba 12 della necropoli di Andriuolo

«Il ritorno del cavaliere», lastra dalla tomba 12 della necropoli di Andriuolo



Strabone, Geografia, VI, 1, 2: forme di romanizzazione dei Lucani

[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]

Traduzione: E costoro [i Lucani che abitano l'entroterra del Golfo di Taranto] come i Brettî e i Sanniti loro progenitori, soggiacquero a tante sventure che è oggi difficile persino distinguere i loro insediamenti. Infatti di ciascuno di questi popoli non sopravvive più nessuna organizzazione politica comune e i loro usi particolari, per quel che concerne la lingua, il modo di armarsi e di vestirsi e altre cose di questo genere, sono completamente scomparsi; d'altra parte, considerati separatamente, i loro insediamenti sono privi di ogni importanza.

[Traduzione di A.M. Biraschi in A.M. Biraschi, Strabone. Geografia. L'Italia. Libri V - VI, Milano 1988]




Strabone, Geografia, VI, 1, 4: l'origine del popoli dei Brettî

[Testo tratto dall'edizione di F. Lassère, Strabon. Géographie, Tome III (Livres V et VI), Paris 1967]

Traduzione: Un po' oltre rispetto ai Lucani ci sono i Brettî, che abitano una penisola nella quale è inclusa un'altra penisola, quella cioè, il cui istmo va da Scillezio fino al golfo di Ipponio. Il popolo suddetto ha ricevuto il nome dai Lucani: infatti questi ultimi chiamano «Brettî» i ribelli. Questi Brettî dunque, che prima erano dediti alla pastorizia al servizio dei Lucani, essendo poi divenuti liberi per l'indulgenza dei loro padroni, si ribellarono, a quanto dicono, quando Dione fece guerra a Dionisio e sollevò tutti questi popoli gli uni contro gli altri.

[Traduzione di A.M. Biraschi in A.M. Biraschi, Strabone. Geografia. L'Italia. Libri V - VI, Milano 1988]




Appiano, La guerra annibalica, 252-253: la punizione dei Bruzi dopo la II guerra punica

[Testo tratto dall'edizione di P. Viereck - A.G. Roos, Appiani Historia romana. Vol. I, Lipsiae 1962]

Traduzione: Allontanatosi Annibale, il Senato concesse il perdono per le cose accadute e decretò un'amnistia a favore di quei popoli dell'Italia che erano passati dalla parte di quello, mentre i soli Bruzi, che fino all'ultimo erano stati i più leali nei confronti di Annibale, furono privati di una gran parte del territorio e delle armi, se ancora rimaneva qualcosa al di fuori di quello che Annibale aveva portato via. Per il futuro fu proibito loro di prestare servizio militare ma [fu imposto loro] di accompagnare come servi per il servizio pubblico i consoli e i pretori che partivano per governare i popoli.

[Traduzione di M. Intrieri in M. Intrieri - A. Zumbo, I Brettii, II, Fonti letterarie ed epigrafiche, Soveria Mannelli 1995]




Le città

Metaponto

Siti occupati in età ellenistica Siti occupati in età repubblicana Siti occupati in età imperiale



Paestum

Il tempio di Hera II (cosiddetto tempio di Nettuno)



Elea - Velia

La porta Rosa



Le vie di comunicazione

Corpus Inscriptionum Latinarum I2 638: la via Popilia nell'iscrizione di Polla

Viam fecei ab Regio ad Capuam et / in ea via ponteis omneis, miliarios / tabelariosque poseivei. Hince sunt Nouceriam meilia LI, Capuam XXCIIII, / Muranum LXXIIII, Cosentiam CXXIII, / Valentiam CLXXX [[---]], ad Fretum ad / Statuam CCXXXI [[---]], Regium CCXXXVII. / Suma af Capua Regium meilia CCCXXI [---]. / Et eidem praetor in / Sicilia fugiteivos Italicorum / conquaeisivei redideique / homines DCCCCXVII eidemque / primus fecei ut de agro poplico / aratoribus cederent paastores. / Forum aedisque poplicas heic fecei.

Traduzione: feci la via da Reggio a Capua e in quella via posi tutti i ponti, i milliari e i tabellarii. Da questo punto a Nocera 51 miglia, a Capua 84 miglia, a Murano 74 , a Cosenza 123, a Vibo Valentia 180, allo Stretto, presso la stazione di Ad Statuam, 231, a Reggio 237. Distanza totale da Capua a Reggio: 321 miglia. E io stesso, in qualità di pretore in Sicilia, diedi la caccia e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 917 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sul terreno appartenente al demanio pubblico i pastori cedessero agli agricoltori. In questo luogo eressi un foro e un tempio pubblici.

Calco dell'iscrizione di Polla, dal Museo della Civiltà Romana



Le risorse economiche

Dionigi d'Alicarnasso, Antichità romane, XX, 15: l'economia della selva nel Bruzio

[Testo tratto dall'edizione di C. Jacoby, Dionysii Halicarnasei Antiquitatum romanarum quae supersunt, IV, Lipsiae 1905]

Traduzione: I Brettii si sottomisero spontaneamente ai Romani e cedettero loro metà della selva che si chiama Sila, ricca di alberi adatti all'edificazione di case, ad allestimenti navali ed ogni altro genere di costruzioni. Vi crescevano abeti che toccavano il cielo, numerosi pioppi, pingui pini marittimi, faggi, pini, ampie querce, frassini fecondati dalle acque che scorrono in mezzo, e ogni altro genere di albero che coi rami densi mantiene ombreggiato il monte tutto il giorno. Gli alberi che crescono più vicini al mare e ai fiumi sono tagliati fino al ceppo in un unico pezzo e vengono spediti ai porti più vicini e forniscono a tutta l'Italia il fabbisogno per costruzioni navali ed edilizie; quelli invece che si trovano lontani dal mare e dai fiumi sono tagliati in diversi pezzi e trasportati a spalla dagli uomini; questi alberi forniscono remi, pertiche e ogni genere di attrezzi e suppellettili domestiche. Ma la parte più abbondante e resinosa viene utilizzata nella fabbricazione della pece, di cui fornisce la qualità più odorosa e soave che si conosca, la cosiddetta pece bruzia, dal cui appalto lo stato romano ricava ogni anno grosse entrate.

[Traduzione di F. Cantarelli in F. Cantarelli (a cura di), Dionisio di Alicarnasso. Storia di Roma arcaica (Le antichità romane), Milano 1984]




Varrone, La lingua latina, V, 111: le lucaniche

Quod fartum intestinum crassundiis, Lucan<ic>am dicunt, quod milites a Lucanis didicerint.

[Testo tratto dall'edizione a cura di R.G. Kent, Varro. On the Latin Language, I, Books V.-VII, Cambridge (Mass.) - London 1938]

Traduzione: Un tipo di salsiccia fatta con l'intestino crasso del maiale è chiamato luganica, perchè i nostri soldati l'hanno imparata a fare dai Lucani.

[Traduzione di A. Traglia in A. Traglia (a cura di), Opere di Marco Terenzio Varrone, Torino 1974]




Cassiodoro, Varie, XII, 14, 4: la pesca nel Bruzio

His victualibus, si vis nosse, regio illa fecunda est: nam et marinis deliciis copiosa iucunditate perfruitur, quia ibi mare supernum atque infernum, insertis frontibus adunatum, delicias utriusque pelagi in unam congregationem sinus sui volubilitate perducit. Necesse est enim illic et pisces properare, ubi constat et undam posse defluere.

[Testo tratto dall'edizione a cura di Å.J. Fridh in Å.J. Fridh - J.W. Halporn, Magni Aurelii Cassiodori Variarum libri XII, De anima, Turnholti 1973 (Corpus Christianorum Series Latina XCVI]

Traduzione: Se vuoi saperlo, quella regione è feconda di questi alimenti: infatti fruisce anche con abbondante felicità di delizie marine, perché il mare superiore e inferiore, riunito per il congiungersi dei due versanti, convoglia con il suo moto le delicatezze di entrambi i mari. È inevitabile infatti che i pesci prosperino là dove l'onda trova quiete e può defluire.

[Traduzione di M. Intrieri in M. Intrieri - A. Zumbo, I Brettii, II, Fonti letterarie ed epigrafiche, Soveria Mannelli 1995]


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© Alessandro Cristofori 2002