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Le iscrizioni latine come fonte per la ricostruzione storica

L'iscrizione funeraria di un giovane cristiano (408 d.C.)



Iscrizione sepolcrale tardoantica
Luogo di ritrovamento: dalle Catacombe di Commodilla, non lontano dalla via Ostiense e dalla basilica di S. Paolo fuori le mura, alla periferia meridionale di Roma.

Tipologia del monumento: lastrina di marmo.

Edizioni: I.B. De Rossi, Inscriptiones Christianae Urbis Romae septimo saeculo antiquiores, Romae 1857-1861, I, n°666; H. Diehl, Inscriptiones Latinae Christianae Veteres, Berlin - Dublin - ZŸrich, 1925-1967, II, 2921; A.E. Gordon, Illustrated Introduction to Latin Epigraphy, Berkeley - Los Angeles - London 1983, pp. 180-181, n°95.

Testo: Innocus puer, nomine Siddi, hic bixit meses / quator, dies biginti quator, petitus in pace III Id(us) / Aprilis, Anicio Auchenio Baso consule.

Traduzione: Un bambino innocente di nome Siddus (?) visse qui per quattro mesi (e) ventiquattro giorni, chiamato in pace il terzo giorno prima delle Idi di aprile (= 11 aprile), sotto il consolato di Anicio Auchenio Basso (408 d.C.).

Immagine: da Gordon, op. cit., pl. 61, fig. 95.

Commento

Nel documento si nota in particolare l'importanza assunta dall'elemento iconografico che, in posizione centrale, finisce per scompaginare e quasi obliterare il testo. Ritornano qui tutti i principali simboli cristianai: la croce monogrammatica, formata dalle lettere greche chi e rho, iniziali del nome di Cristo in greco (Christos); ai due bracci orizzontali della croce appaiono, curiosamente appese a catenelle, le lettere apocalittiche Alfa e Omega; la figura è iscritta in una corona formata da rami di palma; ai lati i simboli della pace, le colombe su due rami d'ulivo.

Nel testo si segnalano forme discordanti da quelle del latino classico: innocus per innocuus, bixit per vixit (che riflette l'imporsi della pronuncia v per la lettera B, i cui segni incominciano ad apparire nella documentazione epigrafica già in età altoimperiale), quator per quattuor, biginti per viginti, Baso per Basso.

Per quanto concerne la paleografia del testo si può notare in particolare la H in forma onciale.

Il formulario rientra nei modelli dell'epigrafia cristiana: si noti in particolare, accanto alla comparsa degli anni, mesi e giorni di vita, anche l'indicazione della data di morte, rarissima nelle sepolcrali pagane, ma non inconsueta nelle iscrizioni funerarie dei cristiani, per i quali il giorno della morte rappresenta anche il giorno della rinascita ad una vita nuova e migliore. L'anno viene espresso attraverso la menzione di uno solo dei due consoli: in effetti, a partire dall'inaugurazione di Costantinopoli nel 330 d.C., uno dei due magistrati eponimi risiedeva nella nuova capitale d'Oriente. Non di rado, in Occidente, la datazione venne indicata solamente con il nome del console rimasto in Roma.

Piuttosto insolita l'espressione petitus in pace, forse equivalente ad una formula meglio attestata come arcessitus in pacem; ci attenderemo peraltro petitus in pacem, con il sostantivo in caso accusativo: nell'iscrizione potremmo trovarci davanti ad un evoluzione grammaticale, con il passaggio da accusativo ad ablativo, come anche ad un fenomeno fonetico, con la caduta della M finale di pacem.



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© Alessandro Cristofori 1998-2002