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Le iscrizioni latine come fonte per la ricostruzione storica

Decreto di L. Emilio Paolo dalla Spagna (190 a.C. ~)



Decreto di L. Emilio Paolo dalla Spagna (190 a.C. ~) Luogo di provenienza: dintorni di Cadice (Spagna).

Edizione: CIL I2, 614; CIL II, 5041; ILS 15; C.G.Bruns, Fontes iuris Romani antiqui, Tübingen 19092, p. 240, n°70; Fontes iuris Romani anteiustiniani, I, Firenze 19412, p. 305, n°51; ILLRP II, 514; Gordon, op. cit., pp. 82-83, ndeg.7; pl. 5.

Fotografia dell'iscrizione: Gordon, op. cit., pl. 5.

L(ucius) Aimilius L(ucii) f(ilius) inpeirator decreivit / utei quei Hastensium servei / in Turri Lascutana habitarent / leiberei essent; agrum oppidumqu(e) / quod ea tempestate posedisent / item possidere habereque / iousit dum poplus senatusque / Romanus vellet. Act(um) in castreis / a(nte) d(iem) XII K(alendas) Febr(ruarias).

Traduzione: L. Emilio, figlio di Lucio, imperator ha decretato che quelli degli schiavi degli Astensi che abitano nella Torre Lascutana siano liberi; le terre e gli insediamenti che essi possedevano a quel tempo ha ordinato loro parimenti di possedere e detenere fino a quando ciò piaccia al popolo e al Senato romano [oppure se ciò piaccia al popolo e al Senato romano]. Emesso nell'accampamento il 19 di Gennaio.

Passi paralleli:

1. Liv., XXXVII, 57, 5-6: In qua provincia [la Spagna Ulteriore] prius aliquanto, quam successor veniret, L. Aemilius Paulus, qui postea regem Persea magna gloria vicit, cum priore anno haud prospere rem gessisset, tumultuario exercitu collecto signis collatis cum Lusitanis pugnavit. Fusi fugatique hostes; caesa duodeviginti milia armatorum; duo milia trecenti capti et castra expugnata. Huius victoriae fama tranquilliores in Hispania res fecit.

Traduzione: Nella quale provincia, poco prima che venisse il successore, L. Emilio Paolo, quello che più tardi vinse con molta gloria il re Perseo, poiché l'anno precedente non aveva avuto buoni risultati, raccolto un esercito di fortuna, combatté coi Lusitani in battaglia campale. I nemici furono sbaragliati e messi in fuga; uccisi diciottomila armati, fatti prigionieri duemilatrecento e preso l'accampamento. L'eco di questa vittoria valse a rendere più tranquilla la situazione in Spagna.

Bibliografia: L.A. Garcia Moreno, Sobre el decreto de Paulo Emilio y la "Turris Lascutana", "Epigrafia hispanica de epoca romano-republicana", Zaragoza 1986, pp. 195-218; F. Marco Simon, La manumissio oficial de Emilio Paulo en el marco de la politica intercional romana del siglo II a.C., ibid., pp. 219-225; F. Martin, La fórmula 'populus senatusque romanus' en el bronce de Lascuta, ibid., pp. 235-238; G. Fatás, Breve crónica de novedades de epigrafía jurídica romano-republicana de Hispania (1976-1986), "Actas del Coloquio Internacional A.I.E.G.L. sobre Novedades de Epigrafía Jurídica Romana en el Ultimo decenio", a cura di C. Castillo, Pamplona 1989, pp. 229-242.

Commento

L'iscrizione è stata ritrovata nel 1866 o nel 1867 nei dintorni di Cadice, ma il luogo esatto della scoperta è ignoto. Consiste in una tavoletta bronzea, iscritta con buona tecnica. L'elemento che appare sul lato sinistro era probabilmente funzionale alla collocazione della tavola su una parete. Questa iscrizione è oggi conservata nel museo del Louvre.

Da notare innanzitutto le numerosissime forme arcaiche: Aimilius per Aemilius, inpeirator per imperator, decreivit per decrevit, utei per ut o uti, quei per qui, servei per servi, leiberei per liberi, iousit per iussit, poplus per populus e castreis per castris. L'ortografia per quanto concerne le consonanti doppie è piuttosto incerta: si confronti per esempio posedisent a l. 5 (per possedissent) e possidere a l. 6. D'altra parte la notazione delle consonanti geminate è completamente assente in documenti più o meno coevi al nostro, come per esempio il Senatus Consultum de Bacchanalibus del 186 a.C.; si ritiene che la precoce comparsa delle consonanti doppie nel nostro testo sia dovuta al fatto che esso emanava, come vedremo, dallo staff di L. Emilio Paolo, amico personale del poeta Ennio, che si era fatto promotore appunto di questa riforma ortografica: la notazione, anche nella lingua scritta, delle consonanti doppie.

Se dal punto di vista ortografico l'iscrizione presenta caratteri relativamente recenti, la paleografia ed in particolare la lettera L, di forma arcaica, ma anche la P molto aperta, ci riportano inequivocabilmente alla prima metà del II sec. a.C.

Data questa datazione su base paleografica dobbiamo identificare l'inpeirator L. Aimilius Lucii filius il cui nome compare alla l. 1 dell'iscrizione con il famoso L. Emilio Paolo, colui che sconfisse a Pidna il re macedone Perseo, mettendo così fine alla III guerra macedonica. L. Emilio Paolo fu governatore della Spagna Ulteriore, una provincia che corrisponde all'incirca alla moderna Andalusia. Da Livio sappiamo che Paolo, dopo aver subito una sconfitta nel primo anno del suo governo, si prese una sonora rivincita l'anno seguente. È probabile che in questa occasione il governatore abbia guadagnato il titolo di imperator che appare nella nostra iscrizione e che proprio in questo momento si sia trovato ad affrontare il problema cui cercò di dare soluzione con il presente decreto. Sappiamo dalla documentazione letteraria che L. Emilio Paolo fu governatore della Spagna Ulteriore tra la primavera del 191 e l'estate del 189 a.C.: il nostro decreto deve dunque essere datato al gennaio del 190 o del 189 a.C.

Da notare la singolare posizione del titolo di imperator che in questo caso sembra quasi assumere la funzione di cognomen, in mancanza del cognome proprio del personaggio, Paullus, così come con Augusto assumerà la funzione di praenomen.

Il primo problema davanti al quale ci troviamo è quello della localizzazione geografica delle popolazioni ricordate nell'iscrizione. Nel caso degli Hastenses non abbiamo difficoltà a riconoscervi gli abitanti di Hasta Regia, una nota città antica della regione di Cadice. Un poco più problematica l'identificazione della Turris Lascutana, anche perché non riusciamo a cogliere con esattezza il rapporto esistente fra la Turris e l'oppidum che i servi dell'iscrizione abitavano. Grazie ad una serie monetale e alla testimonianza di Plinio il Vecchio conosciamo tuttavia un oppidum Lascut o Lascuta, identificato con l'odierna località di Alcalà de los Gazules; forse la Turris Lascutana non era che una postazione militare a difesa dell'oppidum di Lascuta.

Le moderne ricerche archeologiche e storiche hanno portato a concludere che le regioni dell'estremo meridione della Spagna erano profondamente punicizzate sia dal punto di vista culturale come dal punto vista socio-economico: in questo contesto punico devono essere inquadrate le informazioni fornite dalla nostra iscrizione sulla struttura sociale della regione della Turris Lascutana e di Hasta Regia. Sappiamo infatti che le campagne dell'Africa settentrionale sottoposte a Cartagine venivano coltivate da una popolazione di condizione certo non libera ma neppure completamente assimilabile a quella degli schiavi: la ricostruzione delle strutture sociali ed economiche dell'antichità è stata in effetti pesantemente condizionata dal quadro offerto dalla Atene e dalla Roma classica, nelle quali o si è liberi o si è schiavi; recentemente tuttavia le ricerche hanno mostrato che in aree marginali del mondo antico frequentemente compaiono individui di statuto intermedio (l'esempio forse meglio noto è quello degli iloti spartani), che, con una definizione di comodo, definiamo con il termine di servi (si deve fare attenzione a non confondere il moderno concetto storiografico di servi con il termine latino servus, che sta a designare gli schiavi propriamente detti). I Cartaginesi esportarono questo modello economico fondato sul lavoro dei servi nelle zone da loro controllate della Spagna meridionale.

I Romani, al loro arrivo nella regione, si trovarono dunque a fare i conti con un quadro sociale per loro ben poco comprensibile: la liberazione dei servi degli Hastenses che abitavano la Turris Lascutana e la concessione in possesso della terra che essi lavoravano deve dunque essere intesa da un lato come un provvedimento volto a ricondurre le strutture sociali della regione in uno schema di netta suddivisione fra liberi e schiavi molto più familiare ai Romani; dall'altro, probabilmente, come una dura punizione nei confronti degli abitanti di Hasta Regia, che, come era accaduto in molte altre città punicizzate della Spagna meridionale, avevano presumibilmente parteggiato per Cartagine, e che ora si vedevano privati delle loro terre e soprattutto della loro tradizionale forza lavoro.

Un'ultima considerazione merita la clausola dum poplus senatusque Romanus vellet; il senso in questo caso non è certo: a seconda del significato da attribuire a dum, possiamo tradurre "fino a quando ciò piaccia al popolo e al Senato romano", intendendo che la concessione della libertà ai servi della Turris Lascutana e del diritto di possesso dei loro campi e dei loro insediamenti poteva essere in qualsiasi momento revocata per decisione del Senato e delle assemblee popolari di Roma; oppure potremmo tradurre "se ciò piaccia al popolo e al Senato romano": in questo caso dovremmo concludere che il decreto di L. Emilio Paolo, prima di avere valore legale, doveva essere sottoposto alla ratifica del Senato e dei comitia.



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© Alessandro Cristofori 1998-2002