Edizioni: CIL V, 5050; ILS 206; P. Chisté, Epigrafi
trentine dell'età romana, Rovereto 1971, pp. 174-183.M. Iunio Silano, Q. Sulpicio Camerino co(n)s(ulibus) / idibus Martis, Bais in praetorio, edictum / Ti. Claudi Caesaris Augusti Germanici propositum fuit id / quod infra scriptum est.
Ti. Claudius Caesar Augustus Germanicus pont(ifex) / maxim(us), trib(unicia) potest(ate) VI, imp(erator) XI, p(ater) p(atriae), co(n)s(ul) designatus IIII, dicit:
Cum ex veteribus controversis pendentibus1 aliquamdiu etiam / temporibus Ti. Caesaris patrui mei, ad quas ordinandas / Pinarium Apollinarem miserat, quae tantum modo / inter Comenses essent, quantum memoria refero et / Bergaleos, isque primum apsentia pertinaci patrui mei, / deinde etiam Gai principatu, quod ab eo non exigebatur / referre, non stulte quidem, neglexserit; et posteac / detulerit Camurius Statutus ad me, agros plerosque / et saltus mei iuris esse: in rem praesentem misi / Plantam Iulium amicum et comitem meum, qui / cum, adhibitis procuratoribus meis quique 2 in alia / regione quique in vicinia erant, summa cura inqui/sierit et cognoverit, cetera quidem, ut mihi demons/trata commentario facto ab ipso sunt, statuat pronun/tietque ipsi permitto.
Quod ad condicionem Anaunorum et Tulliassium et Sinduno/rum pertinet, quorum partem delator adtributam Triden/tinis, partem ne adtributam quidem arguisse dicitur, / tametsi animadverto non nimium firmam id genus homi/num habere civitatis Romanae originem: tamen, cum longa / usurpatione in possessionem eius fuisse dicatur et permix/tum cum Tridentinis, ut diduci ab is sine gravi splendidi 3 municipi / iniuria non possit, patior eos in eo iure, in quo esse se existima/verunt, permanere beneficio meo, eo quidem libentius, quod / plerique 4 ex eo genere hominum etiam militare in praetorio / meo dicuntur, quidam vero ordines quoque duxisse, / nonnulli allecti 5 in decurias Romae res iudicare.
Quod beneficium is ita tribuo, ut quaecumque tanquam / cives Romani gesserunt egeruntque, aut inter se aut cum / Tridentinis alisve, rata 6 esse iubeam 7, nominaque ea, / quae habuerunt antea tanquam cives Romani, ita habere is permittam.
1 Sul bronzo petentibus.
2 Sul bronzo quisque.
3 Sul bronzo splendi.
4 Sul bronzo plerisque.
5 Sul bronzo collecti.
6 Sul bronzo ratam.
7 Sul bronzo iubeat.
Traduzione: Nel consolato di M. Giunio Silano e Q. Sulpicio Camerino, il 15 marzo, a Baia nel pretorio, editto di Ti. Claudio Cesare Augusto Germanico, venne proposto quanto è scritto di seguito.
Ti. Claudio Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo, detenendo la potestà tribunizia per la sesta volta, acclamato imperatore per 11 volte, padre della patria, console designato per la quarta volta, dice:
Poiché tra le vecchie controversie pendenti da molto già ai tempi di mio zio Ti. Cesare, per comporre le quali egli inviò Pinario Apollinare, per quanto ricordo a memoria vi è solo quella fra i Comensi e i Bargalei, il quale [Pinario Apollinare] prima per l'ostinata assenza di mio zio, poi anche durante il principato di Gaio, visto che non gliene si faceva richiesta, non stoltamente omise di fare la relazione; e poiché in seguito Camurio Statuto mi ha riferito che la maggior parte dei campi e dei boschi sono sotto la mia giurisdizione, per la presente questione ho inviato il mio amico e compagno Giulio Planta, il quale, valendosi dell'aiuto dei miei procuratori sia quelli nell'altra regione, sia quelli che erano nelle vicinanze, ha investigato e istruito la questione con la massima cura, ora gli consento di decidere e di giudicare su tutte le rimanenti questioni, così come mi chiarito il memoriale che lui stesso mi ha compilato.
Per quanto concerne la condizione degli Anauni, dei Tulliassi e dei Sinduni, parte dei quali si dice che l'informatore abbia stabilito fosse attribuita ai Tridentini, parte nemmeno attribuita, nonostante io sia cosciente che tale gruppo di persone non possa vantare con troppa sicurezza di essere in possesso della cittadinanza romana, tuttavia, dal momento che si dice essi ne siano in possesso avendone fatto uso per lungo tempo e poiché sono talmente mescolati con i Tridentini da non poterne essere separati senza grave danno allo splendido municipio, concedo che essi conservino per mio beneficio quel diritto che essi ritenevano di avere, tanto più volentieri in quanto si dice che molti appartenenti a questo gruppo di persone militino pure nella mia guardia pretoriana, molti abbiano in effetti il rango di ufficiale dell'esercito e non pochi, ammessi nelle decurie, hanno la funzione di giudici a Roma.
Nell'assegnare a costoro tale beneficio ordino che sia ratificato ogni atto che essi abbiano compiuto o pubblicato agendo da cittadini romani, o tra di loro, o con i Tridentini, o con altri, e permetto che essi tengano quei nomi che avevano in precedenza, agendo da cittadini romani.
Passi paralleli
1. CIL V, 5027 = ILS 86 = Chisté, op. cit., pp. 151-156, n°117: Imp(erator) Caesar divi f(ilius) / Augustus co(n)s(ul) XI trib(unicia) / potestate dedit. / M. Appuleius Sex. f(ilius) leg(atus) / iussu eius fac(iundum) curavit.
Traduzione: l'imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, console per l'undicesima volta, in possesso dei poteri tribunizi, ha dato. M. Appuleio, figlio di Sesto, legato, su suo ordine ha curato l'esecuzione.
2. E. Buchi, Nuove testimonianze degli Anauni, "Studi Trentini di Scienze Storiche", 59 (1980), p. 87 e fig. 2a: L. Arre(nius) Maur(ianus?) Anau(nia?).
3. Tac., Ann., XI, 24, 1-3; 7: maiores mei, quorum antiquissimus Clausus origine Sabina simul in civitatem Romanam et in familias patriciorum adscitus est, hortantur uti paribus consiliis <in> re publica capessenda, transferendo huc quod usquam egregium fuerit. 2 Neque enim ignoro Iulios Alba, Coruncanios Camerio, Porcios Tusculo, et ne vetera scrutemur, Etruria Lucaniaque et omni Italia in senatum accitos, postremo ipsam ad Alpes promotam, ut non modo singuli viritim, sed terrae, gentes in nomen nostrum coalescerent. 3 Tunc solida domi quies et adversus externa floruimus, cum Transpadani in civitatem recepti, cum specie deductarum per orbem terrae legionum additis provincialium validissimis fesso imperio subventum est. [...] 7 Omnia, patres conscripti, quae nunc vetustissima creduntur, nova fuere: plebei magistratus post patricios, Latini post plebeios, ceterarum Italiae gentium post Latinos. Inveterascet hoc quoque, et quod hodie exemplis tuemur, inter exempla erit.
Traduzione: I miei maggiori, al più antico dei quali, Clauso, venuto dalla Sabina, furono conferiti insieme la cittadinanza romana e il patriziato, mi esortano ad adottare gli stessi criteri nel governare lo stato, col far venire in Roma quanto di pregevole vi sia altrove. Non ignoro infatti, che i Giulii furono chiamati da Alba, i Coruncanii da Camerio, i Porcii da Tuscolo, e, per non risalire ad epoche più antiche, dall'Etruria, dalla Lucania e da tutta l'Italia furono chiamati uomini al Senato romano. L'Italia stessa portò i suoi confini alle Alpi, in modo che non solo singoli individui, ma le terre e le genti si congiunsero strettamente in nostro nome. Allora in patria fiorì pace duratura e noi toccammo il massimo della potenza nei rapporti con le altre genti, quando, accolti come cittadini i Transpadani, si poté risollevare l'indebolito impero, assimilando i migliori elementi provinciali, col pretesto di fondare colonie militari. [...] Padri coscritti, tutte le cose che si credono ora antichissime, furono nuove un tempo: dopo i magistrati patrizi vennero i plebei, dopo i plebei i Latini, dopo i Latini quelli degli altri popoli italici. Anche questa nostra deliberazione invecchierà, e quello che oggi noi giustifichiamo con esempi un giorno sarà citato fra gli esempi.
4. Sen., Apoc., 3, 3: Sed Clotho: "Ego, mehercules! inquit, pusillum temporis adicere illi volebam, dum hos paucolos qui supersunt civitate donaret: constituerat enim omnes Graecos, Gallos, Hispanos, Britannos togatos videre. Sed quoniam placet aliquos peregrinos in semen relinqui et tu ita iubes fieri, fiat".
Traduzione: ma Cloto rispose: "Per Ercole, avrei voluto allungare di un poco la sua vita, il tempo che egli donasse la cittadinanza a quei pochi che ancora non l'hanno; infatti si era ripromesso di vedere in toga tutti i Greci, i Galli, gli Ispani e i Britanni. Ma poiché è opportuno lasciare qualche peregrino in seme e poiché tu chiedi che sia così, così sia".
5. Suet., Claud., 25, 7-8: Peregrinae condicionis homines vetuit usurpare Romana nomina dum taxat gentilicia. 8 Civitatem Romanam usurpantes in campo Esquilino securi percussit.
Traduzione: vietò agli uomini di condizione peregrina di usurpare i nomi romani, almeno per quanto riguardava i gentilizi. Coloro che avevano usurpato la cittadinanza romana li fece giustiziare sotto la scure nel campo Esquilino.
Bibliografia: T. Mommsen, Edict des Kaisers Claudius über das römische Bürgerrecht der Anauner vom J. 46 n. Chr., "Hermes", 4 (1869), pp. 99-120; ora in Gesammelte Schriften, IV, Berlin 1906, pp. 291-311; V.M. Scramuzza, The Emperor Claudius, Cambridge (Mass.) 1940, pp. 129-134; U. Laffi, Adtributio et Contributio. Problemi del sistema politico amministrativo dello stato romano, Pisa 1966, particolarmente pp. 29-36; 181-191; U. Schillinger-Häfele, Das Edikt des Claudius CIL V 5050 ("Edictum de civitate Anaunorum"), "Hermes", 95 (1967), pp. 353-365; U. Corsini, "Tavola Clesiana" dalla Romanità al Risorgimento, Trento 1971; M. Benner, The Emperor Says. Studies in the Rhethorical Style in Edicts of the Early Empire, Götebörg 1975; P. Sage, La Table Claudienne et le style de l'empereur Claude: essai de réhabilitation, "Revue des Études Latines", 58 (1980), particolarmente pp. 289-292; E. Buchi, Nuove testimonianze degli Anauni, "Studi Trentini di scienze storiche", Serie 2a, 59, 1 (1980), pp. 85-95; E. Frèzouls, A propos de la tabula Clesiana. "Ktema", 6 (1981), pp. 239-252; S. Demougin, L'ordre équestre sous le Julio-Claudiens, Rome 1988, pp. 418-419, nota 86; A. Buonopane, Regio X Venetia et Histria. Anauni, "Supplementa Italica", nuova serie 6, Roma 1990, pp. 183-228; L. Endrizzi, Il Trentino in età romana alla luce dei resti archeologici, "Storia del Trentino", a cura di L de Finis, Trento 1996, pp. 33-48.
© Alessandro Cristofori 1998-2002