
Edizioni: CIL V, 877; ILS 1052; Gordon, op. cit., p. 140.
A(ulo) Platorio A(uli) f(ilio) / Serg(ia tribu) Nepoti / Aponio Italico / Maniliano / G(aio) Licinio Pollioni, / co(n)s(uli), auguri, / legat(o) Aug(usti) / pro praet(ore) provinc(iae) Bri/tanniae, leg(ato) pro pr(aetore) pro/vinc(iae) German(iae) Inferior(is), leg(ato) pro pr(aetore) provinc(iae) Thrac(iae), / leg(ato) legion(is) I Adiutricis, / quaest(ori) provinc(iae) Maced(oniae), / curat(ori) viarum Cassiae, Clodiae, Ciminiae, Novae / Traianae, candidato divi / Traiani, trib(uno) mil(itum) leg(ionis) XXII / Primigen(iae) P(iae) F(idelis), praet(ori), trib(uno) / pleb(is), IIIvir(o) capitali; / patrono: / d(ecurionum) d(ecreto).
Fotografia dell'iscrizione: Gordon, op. cit., pl. 39.
Traduzione: Ad Aulo Platorio Nepote Aponio Italico Maniliano Gaio Licinio Pollione, figlio di Aulo, della tribù Sergia, console, augure, legato di Augusto con poteri pretorii della provincia di Britannia, legato con poteri pretorii della provincia di Germania inferiore, legato con poteri pretorii della provincia di Tracia, legato della I legione Adiutrix, questore della provincia di Macedonia, curatore delle vie Clodia, Ciminia, Cassia e Traiana Nuova, candidato del divo Traiano, tribuno militare della XXII legione Primigenia Pia Fedele, pretore, tribuno della plebe, triumviro capitale; al patrono per decreto dei consiglieri.
Passi paralleli:
1. Liv., XL, 44, 1: Eo anno rogatio primum lata est ab L. Villio tribuno plebis, quot annos nati quemque magistratum peterent caperentque. Inde cognomen familiae inditum ut Annales appellarentur.
Traduzione: In quell'anno fu presentata per la prima volta da L. Villio, tribuno della plebe, una legge che fissava i limiti di età per porre la candidatura e per assumere ogni singola carica. Da ciò venne il soprannome alla sua famiglia, che fu chiamata degli Annali.
2. App., B.C., I, 100, 466-467: Abrogò leggi e ne fece altre: vietò di sostenere la questura prima della pretura e il consolato prima della pretura ed anche l'iterazione stessa della magistratura, prima che fossero passati dieci anni. Parimenti ridusse il potere dei tribuni, rendendolo molto limitato col vietare per legge che il tribuno potesse in seguito ottenere un'altra magistratura, in modo che tutte le persone insigni per fama o per stirpe, che avrebbero brigato per essa, da allora in poi evitarono quella magistratura.
Bibliografia: P. Fraccaro, I decem stipendia e le leges Annales repubblicane, "Opuscula", II, Pavia 1957, pp. 207-234; A.E. Astin, The Lex Annalis before Sulla, "Latomus", 16 (1957), pp. 588-613; G. Rögler, Die Lex Villia Annalis, "Klio", 40 (1962), pp. 76-123.
Commento
Questa nota iscrizione, ritrovata ad Aquileia, è esemplificativa dello schema delle epigrafi onorarie e, soprattutto, del cursus honorum senatorio. L'onorato, che compare come di regola in caso dativo all'inizio del testo, è quell'A. Platorio A.f. Nepote Aponio Italico Maniliano C. Licinio Pollione di cui abbiamo già avuto occasione di parlare in riferimento alla sua singolare onomastica.
Il cursus honorum di questo personaggio viene ricordato in un ordine personalizzato, che pone in posizione di rilievo la massima carica politica, il consolato, e la funzione religiosa di augure. Tuttavia è qui opportuno riprendere, in ordine cronologico, la carriera di Platorio Nepote.
1) In primo luogo, per quanto concerne il vigintivirato, Platorio Nepote fu IIIvir capitalis (l. 18).
2) In seguito egli fu tribunus militum della legione XXII Primigenia Pia Fedele (ll. 16-17).
3) Platorio Nepote fu poi questore in una provincia, precisamente in Macedonia (l. 12). T. Mommsen riteneva che a questa carica si riferisse la notazione candidato divi Traiani che ritroviamo alle ll. 15-16: sappiamo che l'imperatore aveva la facoltà di sostenere la candidatura di un personaggio ad una carica pubblica e ciò, oltre a dare la certezza del successo elettorale, costituiva un chiaro segno del favore imperiale che l'interessato aveva ovviamente tutto l'interesse a pubblicizzare.
4) Per quanto concerne il grado tribunizio/edilizio del cursus honorum, Nepote, appartenente alla plebea gens Platoria, fu tribuno della plebe (ll. 17-18).
5) In seguito Platorio ricoprì la pretura (l. 17) e poi alcune funzioni proprie dei personaggi di rango pretorio: il governo della Tracia, una provincia di importanza non rilevante, come legatus Augusti pro praetore (l. 10) e il comando della I legione Adiutrix (l. 11). Non siamo certi che Platorio Nepote abbia avuto il governo della Germania Inferiore (l. 9) subito dopo la sua pretura: questa provincia infatti poteva essere affidata sia a ex-pretori come ad ex-consoli, a seconda delle circostanze.
6) Infine il nostro personaggio raggiunse il consolato, che sappiamo ricoprì nel 119 d.C. In seguito egli fu incaricato di alcune importanti funzioni consolari: il governo della importante provincia imperiale di Britannia (ll. 6-8) (e forse anche della Germania Inferiore, come si è detto) e la cura di alcune importanti strade dell'Italia, la via Cassia, la via Clodia, la via Ciminia e la Nova Traiana (ll. 13-14).
L'iscrizione si chiude con il ricordo della motivazione della dedica: A. Platorio Nepote era onorato in particolare in quanto patrono (l. 19), senza dubbio della città di Aquileia, nella quale, come si è detto, l'iscrizione è stata ritrovata. Alla l. 20 si ricorda infine che l'iscrizione era stata eretta su decisione del consiglio municipale di Aquileia.
© Alessandro Cristofori 1998-2002