TELEMACO TELEMACO HOME PAGE BARRA
Le iscrizioni latine come fonte per la ricostruzione storica

L'iscrizione in onore del triumviro Lepido

iscrizione in onore del triumviro Lepido Luogo di ritrovamento: Thabraca (Africa proconsularis).

Edizioni: J. Guey, "Bulletin de la Societé Nationale des Antiquaires de France", (1957), p. 186 = AE 1959, 77; ILLRP 1276.

M. Lepido imp(eratori) / tert(ium), pont(ifici) max(imo), / IIIvir(o) r(ei) p(ublicae) c(onstituendae) bis, co(n)s(uli) iter(um); patrono, / ex d(ecurionum) d(ecreto).

Fotografia dell'iscrizione: Degrassi, Imagines, cit., fig. 179.

Traduzione: A Marco Lepido, acclamato imperatore per tre volte, pontefice massimo, triumviro per la riforma dello Stato, console per la seconda volta; al patrono per decreto dei consiglieri.

Passi paralleli:

1. Fest., p. 348: Pavimenta Poenica marmore Numidico constrata significat Cato cum ait in ea quem habuit ne quis bis consul fieret: dicere possum quibus villae atque aedes aedificatae atque expolitae maximo opere citro atque ebore atque pavimentis Poenicis sient.

2. Plin., Nat. Hist., XXXVI, 8, 49: M. Lepidus Q. Catuli in consulatu conlega primus omnium limina ex Numidico marmore in domo posuit magna reprensione. Is fuit consul anno urbis DCLXXVI. Hoc primum invecti Numidici marmoris vestigium invenio, non in columnis tamen crustisve, ut supra Carystii, sed in massa ac vilissimo liminum uso.

Traduzione: M. Lepido, collega nel consolato di Q. Catulo, fu il primo a collocare delle soglie di marmo numidico nella sua casa, il che gli valse severe critiche. Egli fu console nell'anno 676 dalla fondazione di Roma. È la prima traccia che trovo dell'importazione di marmo numidico, tuttavia non utilizzato, come si diceva prima per il marmo caristio, per colonne o rivestimenti, ma in blocco e per il vilissimo uso di soglia.

Bibliografia: J. Guey - A. Pernette, Lépide à Thabraca, "Karthago", 9 (1958), pp. 79-88; M. Gaggiotti, L'importazione di marmo numidico a Roma in epoca repubblicana, "L'Africa romana. Atti del IV convegno di studio. Sassari, 12-14 dicembre 1986", a cura di A. Mastino, Sassari 1987, pp. 201-213.


Commento

Questa iscrizione è stata ritrovata a Thabraca, un piccolo centro costiero della provincia d'Africa proconsolare. L'iscrizione è posta in onore di un M. Lepido nel quale non è difficile riconoscere il collaboratore di Cesare che fu collega di Ottaviano ed Antonio nel II triumvirato.

Il testo conserva solamente un estratto del lungo cursus honorum di Lepido: in primo luogo viene ricordato il titolo di imp(erator), seguito dal numerale tert(ium); il senso del termine imperator non è ovviamente quello che ben conosciamo per l'età imperiale: in età repubblicana l'imperator era semplicemente il comandante militare vittorioso, acclamato dai suoi soldati dopo un successo in battaglia particolarmente significativo; nel nostro caso dunque si ricorda che Lepido ha avuto per tre volte questa acclamazione imperatoria.

In seguito viene menzionata l'importantissima carica religiosa di pontifex maximus, alla quale Lepido fu eletto dopo la morte di Cesare e che egli conservò anche dopo che venne privato di tutti i suoi poteri da Ottaviano nel 36 a.C.: in effetti Lepido rimase pontefice massimo fino al suo decesso, avvenuto nel 12 a.C.; suo successore in questa carica fu Augusto e da questo momento in poi tutti gli imperatori detennero regolarmente il pontificato massimo.

Alla l. 3 troviamo la menzione della carica di IIIvir r(ei) p(ublicae) c(onstituendae) bis: la storia romana ha conosciuto in effetti due triumvirati: il cosiddetto primo triumvirato tuttavia, quello che vide come protagonisti Cesare, Pompeo e Crasso, fu solamente un patto politico privato privo di carattere ufficiale; la definizione "primo triumvirato" dal punto di vista della storia costituzionale romana è dunque impropria, anche se l'espressione è entrata stabilmente a far parte del vocabolario degli storici romani. Al contrario il secondo triumvirato, quello costituito da Ottaviano, Antonio e Lepido, ebbe un carattere pienamente ufficiale: ne ritroviamo qui la definizione precisa di "Triumvirato per la riforma dello Stato". I IIIviri dovevano rimanere in carica per 5 anni a partire dal 27 novembre del 43 a.C., ma nel 37 a.C. decisero di prolungare i propri poteri per altri 5 anni, senza che nessuna voce si levasse a protestare: la nostra iscrizione, nella quale Lepido è ricordato come triumviro per la seconda volta, deve dunque risalire al periodo seguente il rinnovo della carica.

Infine troviamo menzione dei due consolati rivestiti da Lepido.

Ancora una volta la motivazione della dedica va ricercata nei legami di patronato che univano l'onorato con la comunità, che su voto del consiglio municipale (ex d(ecreto) d(ecurionum), che aveva deciso di porgli una dedica.

L'esistenza di questo legame di patronato ci permette di trarre alcune interessanti osservazioni sui rapporti fra la famiglia degli Aemilii e la regione di Thabraca. In effetti dal porto di questa cittadina partivano le navi cariche di un prezioso materiale, il marmo giallo di Numidia che veniva estratto dalle cave della vicina Simitthus. Nel passo di Festo citato leggiamo che Catone il Censore attaccò violentemente un personaggio per l'uso di pavimenta Poenica marmore Numidico constrata: con buone ragioni M. Gaggiotti nel contributo citato in bibliografia ha identificato questa persona con un antenato di Lepido, quel M. Aemilius Lepidus che fu console nel 187 e nel 175 a.C. Del resto sappiamo con certezza dal passo di Plinio il Vecchio citato che il padre del triumviro, il console del 78 a.C. anch'esso chiamato M. Emilio Lepido, importò a Roma marmo numidico per le soglie della sua lussuosissima casa. È ipotizzabile dunque che il patronato di Lepido sulla comunità di Thabraca affondasse le sue radici in un antico rapporto economico, che aveva visto la famiglia degli Aemilii Lepidi in qualche modo coinvolta nel commercio del marmo giallo della vicina Simitthus.



L'URL di questa pagina è: http://www.telemaco.unibo.it/rombo/iscriz/on2.htm

© Alessandro Cristofori 1998-2002