Luogo di ritrovamento: Roma, sull'arco della porta
Tiburtina.
Edizione:
Testo A: CIL VI, 1244.
Testo B: CIL VI, 1246.
Testo C: CIL VI, 1245.
I tre testi sono stati ripresi in ILS 98 e Gordon, op. cit., pp. 104-105,
n°29.
A: Imp(erator) Caesar divi Iuli f(ilius) Augustus, / pontifex maximus, co(n)s(ul) XII, / tribunic(ia) potestat(e) XIX, imp(erator) XIIII, / rivos aquarum omnium refecit.
B: Imp(erator) Titus Caesar divi f(ilius) Vespasianus Augustus, pontif(ex) max(imus), / tribuniciae potestat(is) IX, imp(erator) XV, cens(or), co(n)s(ul) VII, desig(natus) IIX, p(ater) p(atriae), / rivom aquae Marciae vetustate dilapsum refecit / et aquam, quae in usu esse desierat, reduxit.
C: Imp(erator) Caes(ar) M(arcus) Aurellius Antoninus Pius Felix Aug(ustus), Parth(icus) Maxim(us), / Brit(annicus) Maximus, pontifex maximus, / aquam Marciam variis kasibus impeditam, purgato fonte, excisis et perforatis / montibus, restituta forma, adquisito etiam fonte novo Antoniniano, / in sacram urbem suam perducendam curavit.
Fotografie dell'iscrizione: E. Nash, Pictorial Dictionary of Ancient Rome, I, London 1961, p. 47, tav. 42; cf. anche Gordon, op. cit., pl. 18, n°29.
Traduzione:
A: L'imperatore Cesare Augusto, figlio del divinizzato Giulio, pontefice massimo, console per la dodicesima volta, detenendo la potestà tribunizia per la diciannovesima volta, acclamato imperatore per 14 volte, rifece le condutture di tutti gli acquedotti.
B: L'imperatore Tito Cesare Vespasiano Augusto, figlio dell'imperatore divinizzato, pontefice massimo, detenendo la potestà tribunizia per la nona volta, acclamato imperatore per 15 volte, censore, console per la settima volta, console designato per l'ottava volta, padre della patria, rifece le condutture dell'acquedotto Marcio distrutte dal tempo e riportò l'acqua che aveva cessato di essere disponibile.
C: L'imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Pio Felice Augusto, Partico Massimo, Britannico Massimo, pontefice massimo, condusse nella sua sacra città l'acquedotto Marcio, bloccato da diversi incidenti, dopo aver ripulito la sorgente, tagliato e perforato le montagne, restaurato il tracciato e dopo aver anche messo a disposizione la nuova sorgente Antoniniana.
Bibliografia: T. Ashby, Gli acquedotti dell'antica Roma, Roma 1991 (traduzione italiana di The Acqueducts of Ancient Rome, Oxford 1935); G. Bodon - I. Riera - P. Zanovello, Utilitas necessaria. Sistemi idraulici nell'Italia romana, Milano 1994.
Commento
Nella porta Tiburtina si apriva un arco monumentale che sopportava tre diversi acquedotti, l'aqua Marcia, l'aqua Tepula e l'aqua Iulia. L'acquedotto Marcio era stato costruito dal pretore Q. Marcio Re nel 144 a.C.; l'acquedotto iniziava presso il miglio 36 della via Valeria. L'aqua Tepula era stata costruita dai censori Cn. Servilio Cepione e L. Cassio Longino Ravilla nel 125 a.C. e traeva origine alle pendici del monte Albano, circa al miglio 11 della via Latina. L'acquedotto Giulio infine era stato costruito da M. Vipsanio Agrippa in occasione della sua edilità del 33 a.C.; anch'essa traeva origine alle pendici del monte Albano, poco a monte di Grottaferrata. Le iscrizioni, incise su entrambi i lati dell'arco si riferiscono alla riparazione delle condotte e a rifacimenti generali da parte di Augusto nel 5/4 a.C., ai restauri condotti da Tito nel 79 d.C. e da Caracalla nel 212/213 d.C.
Già nel primo testo, quello relativo ai rifacimenti condotti da
Augusto, possiamo rintracciare facilmente gli elementi fondamentali
dell'onomastica e della titolatura imperiale:
1) Il titolo di imperator come primo elemento onomastico, in funzione di
praenomen.
2) Caesar in funzione di gentilizio.
3) Il patronimico che richiama alla memoria il defunto Cesare divinizzato
(divi Iuli filius).
4) Il cognomen Augustus, che il primo imperatore trasmetterà ai
suoi successori.
5) Il ricordo del pontificato massimo.
6) Il ricordo del consolato.
7) La datazione mediante la diciannovesima tribunicia potestas, che ci
riporta al periodo compreso fra l' 1 luglio del 5 a.C. e il 30 giugno del 4
a.C.
8) Il ricordo della quattordicesima acclamazione imperatoria.
Da notare inoltre nell'epigrafe di Augusto omnium in posizione di
rilievo, che ci fa comprendere come l'imperatore riparò i tre acquedotti
in blocco.
Nell'epigrafe di Tito, oltre agli elementi già visti, si noti:
1) tribuniciae potestatis al genitivo: la formula compare generalmente
in ablativo o in genitivo, o, ancora più frequentemente,
nell'abbreviazione trib. pot.
2) Il ricordo della censura detenuta da Tito.
3) Il ricordo della designazione al consolato per l'anno seguente, espresso con
il numerale IIX invece che VIII.
4) Il titolo di pater patriae.
5) L'indicazione delle cause che avevano reso necessario un rifacimento
dell'acquedotto Marcio (rivom aquae Marciae vetustate dilapsum
refecit).
Infine nell'epigrafe di Caracalla da notare:
1) Il gentilizio Aurellius con l geminata, una forma che si incontra
abbastanza spesso.
2) I cognomina ex virtute Parthicus maximus e Britannicus
maximus.
3) Kasibus con k, una forma arcaizzante.
© Alessandro Cristofori 1998-2002