Luogo di provenienza: Roma.Edizione: G. Alföldy, Studi sull'epigrafia augustea e tiberiana di Roma, Roma 1992, pp. 39-58.
Colonna destra: [Ti(berius)] C[aesar Augusti f(ilius) Divi n(epos) Claudianus] / [co(n)]s(ul) [iter(um), imp(erator) ter, tribunic(ia) pot(estate) VII, pontif(ex).
Colonna sinistra: Nero Claudius Ti(beri) f(ilius) Drusus Germa]ni[cus], / [Augusti privignus, co(n)s(ul), i]mp(erator) [iter(um)], au[gur] /
[aedem Pollucis e]t C[asto]r[is incendio consumptam de manubiis r]ef(ecerunt).
Facsimile dell'iscrizione: Alföldy, op. cit., pp. 178-179, tav. V.
Traduzione: Tiberio Cesare Claudiano, figlio di Augusto, nipote del divinizzato [Cesare], console per la seconda volta, acclamato imperatore per 3 volte, detenendo la potestà tribunizia per la settima volta, pontefice.
Nerone Claudio Druso Germanico, figliastro di Augusto, console, acclamato imperatore per la seconda volta, augure.
Rifecero il tempio di Polluce e Castore distrutto da un incendio con i proventi del bottino.
Passi paralleli:
1. Suet., Tib., 20, 3: [Tiberius] Dedicavit et Concordiae aedem, item Pollucis et Castoris suo fratirsque nomine, de manubiis.
Traduzione: [Tiberio] dedicò anche il tempio di Concordia e parimenti quello di Polluce e Castore, anche a nome di suo fratello, dai proventi del bottino.
2. Dio, LV, 27, 4 : ... e anche la dedica da parte di Tiberio del tempio dei Dioscuri, sul quale egli scrisse non solo il suo nome, dandosi il nome di Claudiano invece che di Claudio per la sua adozione nella famiglia di Augusto, ma anche quello di Druso.
Commento
L'abilissima ricostruzione dell'epigrafe dedicatoria del Tempio dei Castori che viene qui presentata è dovuta a Geza Alföldy. Il tempio dei Castori, come i Romani talvolta chiamavano i Dioscuri, cioè Castore e Polluce, è tuttora uno dei più imponenti monumenti del Foro Romano; votato dal dittatore A. Postumio Albino dopo la leggendaria battaglia del Lago Regillo nel 499 a.C., venne più volte ricostruito, da ultimo dopo che era stato distrutto da un incendio nel 14 o nel 12 a.C., da parte di Tiberio, che inaugurò l'edificio restaurato nel 6 d.C. Come si può vedere dalla riproduzione riportata i frammenti dell'iscrizione dedicatoria giunti fino a noi rappresentano ben poca cosa: l'Alföldy è stato tuttavia in grado di proporre una completa e altamente probabile restituzione del testo.
Lo studioso è partito innanzitutto dalla misurazione di quelle che dovevano essere le dimensioni dell'iscrizione, determinabili con certezza dal momento che il testo era apposto sul fregio e sull'architrave del tempio.
Il secondo passo è stato quello di riconoscere con sicurezza quanti e quali dei numerosi frammenti epigrafici ritrovati nei dintorni delle rovine del tempio appartenessero alla nostra iscrizione: in ciò lo studioso è stato aiutato da alcune singolari caratteristiche dell'epigrafe: in particolare essa presentava lettere di bronzo incassate in appositi alveoli; oggi il bronzo è naturalmente andato perduto, rimane solamente il tracciato con i fori ai quali esse erano agganciate. Guidato da questo importante indizio l'Alföldy ha potuto scoprire 6 frammenti sicuramente pertinenti il nostro testo: certo non è molto, ma è più di quanto possedessero gli studiosi che in precedenza avevano studiato l'epigrafe.
Essendo note le dimensioni complessive dell'iscrizione e delle singole lettere, è stato possibile determinare il numero di lettere che dovevano comporre il testo. Nella ricostruzione tuttavia ha avuto una fondamentale importanza la considerazione di quello che sul tempio ci dicono le fonti letterarie, in particolare Svetonio nella Vita di Tiberio e Cassio Dione: non è infatti improbabile che questi autori abbiano tratto le informazioni in loro possesso proprio dall'iscrizione dedicatoria del tempio. Da questi autori apprendiamo che Tiberio dedicò il restaurato tempio di Castore e Polluce a suo nome ed anche a nome del fratello Druso, cui era legato da profondo affetto; Tiberio nell'iscrizione doveva essere ricordato con l'insolito nome di Claudiano, che richiamava la sua adozione nella famiglia di Augusto: si ricordi infatti la già esaminata consuetudine dell'onomastica romana, secondo la quale l'adottato poteva ricordare la sua famiglia originale assumendo un cognomen formato dal suo vecchio gentilizio e dal suffisso -anus; il nome originale del futuro imperatore era appunto Ti. Claudius Nero, da qui il cognomen Claudianus. Sappiamo infine che il rifacimento dell'aedes Pollucis et Castoris era stato finanziato dai proventi del bottino che Tiberio aveva conquistato presumibilmente nel corso delle sue campagne militari in Germania.
L'ultima fase del lavoro dell'Alfödy ha comportato un attento confronto degli elementi emersi dalle fonti letterarie con i documenti epigrafici coevi che ci presentano l'onomastica e la titolatura di Tiberio e di Druso nella loro completezza: il risultato, sorprendente data l'esiguità dei dati di partenza, è quello che possiamo vedere nel disegno qui di seguito.
© Alessandro Cristofori 1998-2002