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Le iscrizioni latine come fonte per la ricostruzione storica

Qualche iscrizione parietale da Pompei

Iscrizioni parietali da Pompei A) CIL IV, 7679: Marcellus Praenestinam amat et non curatur
Traduzione: Marcello ama Prenestina e non è considerato.

B) CIL IV, 1904 (Iscrizione ripetuta sulle pareti della Basilica, del Teatro e dell'Anfiteatro di Pompei): Admiror, paries, te non cecidisse ruina, / qui tot scriptorum taedia sustineas.
Traduzione: Mi meraviglio che tu non sia caduta in rovina, parete, che sopporti tante sciocchezze degli attacchini.

C) CIL IV, 3572 = ILS 6400: L(ucium) Rusticelium Celerem II vir(um) i(ure) d(icundo) iter(um) d(ignum) r(ei) p(ublicae) o(ro) v(os) f(aciatis).
Traduzione: Vi prego di eleggere Lucio Rusticelio Celere duoviro con poteri giurisdicenti per la seconda volta; (è) degno della municipalità.

D) CIL IV, 3471 = ILS 6401 (Iscrizione sulla parete della casa di Vesonio Primo): C. Gavium Rufum II vir(um) o(ro) v(os) f(aciatis) / utilem r(ei) p(ublicae), Vesonius Primus rogat.
Traduzione: Vi prego di eleggere C. Gavio Rufo duoviro, (si renderà) utile alla municipalità, Vesonio Primo invita a votarlo.

E) CIL IV, 3702 = ILS 6405: Bruttium Balbum II vir(um) / Gen[ialis] / r[og(at)]. / Hic aerarium conservabit.
Traduzione: Geniale invita a votare Bruttio Balbo duoviro. Conserverà la cassa municipale.

F) CIL IV, 429 = ILS 6412e: C. Iulium Polybium / aed(ilem) o(ro) v(os) f(aciatis), panem bonum fert.
Traduzione: Vi prego di eleggere C. Giulio Polibio edile, fa del buon pane.

G) CIL IV, 7621: C. Iulium Polybium / aed(ilem) v(iis) a(edibus) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis). Lanternari, tene / scalam.
Traduzione: C. Giulio Polibio edile per la cura delle strade, degli edifici sacri e pubblici. Lanternaio, reggi la scala!

H) CIL IV, 3529 = ILS 6408b: M. Pupium Rufum / II vir(um) i(ure) d(icundo) d(ignum) r(ei) p(ublicae) o(ro) v(os) f(aciatis). / Mustius fullo facit / et dealbat. Scripsit unicus s[ine] reliq(uis) sodalib(us).
Traduzione: Vi prego di eleggere M. Pupio Rufo duoviro giurisdicente; (è) degno della municipalità. Il lavandaio Mustio lo elegge e imbianca la parete. Ha scritto (il manifesto) elettorale da solo, senza gli altri compagni.

Bibliografia: W. Krenkel, Pompejanische Inschriften, Heidelberg 1963; R.A. Staccioli, Le elezioni municipali nell'antichità romana (con particolare riferimento ai "manifesti" elettorali di Pompei, Roma 1963; P. Castrén, Ordo populusque Pompeianus. Polity and Society in Roman Pompeii, Rome 1975; W. Jongman, The Economy and Society of Pompeii, Amsterdam 1988; H. Mouritsen, Elections, Magistrates and Municipal Elite. Studies in Pompeian Epigraphy, Rome 1988; L. Canali - G. Cavallo, Graffiti latini. Scrivere sui muri a Roma antica, Milano 1991; R.A. Staccioli, Manifesti elettorali nell'antica Pompei, Milano 1992.

Commento

Le iscrizioni dipinte di Pompei hanno un vario contenuto: abbiamo manifesti elettorali, avvisi di affitti, avvisi di oggetti perduti, acclamazioni, didascalie di pitture. In questa occasione ci soffermeremo in modo particolare sui cosiddetti manifesti elettorali pompeiani.

Le diverse comunità cittadine che facevano parte del mondo romano avevano un'ampia autonomia amministrativa a livello locale; i magistrati municipali erano dotati di grandi poteri e godevano di alto prestigio all'interno delle loro comunità. Per questo le contese elettorali erano accanite e le elezioni dei magistrati cittadini che si svolgevano annualmente erano un evento importantissimo e molto seguito. Nell'imminenza del voto le pareti degli edifici cittadini, in particolare quelli situati nelle zone più frequentate, si ricoprivano di propaganda elettorale, come possiamo comprendere leggendo lo scherzoso commento di qualche disincantato osservatore della lotta politica che appare sulle pareti della Basilica, del Teatro e dell'Anfiteatro di Pompei (vd. testo B).

La nostra conoscenza di queste campagne elettorali a livello locale in effetti si fonda largamente sui manifesti propagandistici pompeiani, chiamati in latino programmata. Questi erano dipinti in colore nero o rosso sulla parete di un edificio cittadino che veniva appositamente intonacata. Il testo era spesso molto stringato, limitandosi a ricordare il nome del candidato in caso accusativo, e la carica alla quale aspirava, infine ad esortare il voto per lui, quasi sempre con la formula oro vos faciatis, "vi prego di eleggere". Un esempio al testo C: in questo caso il candidato L. Rusticelio Celere si era candidato per la seconda volta al duumvirato iure dicundo, la massima carica amministrativa di Pompei, equivalente del consolato a livello municipale.

Come si vede le abbreviazioni erano largamente impiegate, a partire dalla frequentissima O R F per oro vos faciatis; a volte addirittura il nome stesso del candidato veniva abbreviato: del resto si trattava di personaggi ben noti della vita cittadina, facilmente riconoscibili anche dalle sole iniziali.

Alle volte a questo formulario stereotipato venivano aggiunti elementi più originali, con riferimenti alle virtù del candidato, che potevano essere generici (come per esempio nel caso di Rusticelio Celere, dignum rei publicae del testo C), ma anche molto più specifici: si veda per esempio il testo E, in cui un tal Genialis invita a votare come duumviro per la seconda volta Bruttio Balbo, vantando la sua competenza e probità nell'amministrazione delle finanze; o ancora il testo F, nel quale un anonimo scriptor ricorda che il candidato all'edilità C. Giulio Polibio avrebbe fatto del buon pane: in effetti uno dei compiti principali degli edili municipali era quello di assicurare i rifornimenti alimentari della città.

Per convincere gli elettori indecisi poteva essere utile ricordare nel manifesto elettorale qualche autorevole sostenitore di un candidato. Alle volte questa arma propagandistica era sfruttata in modo indiretto: pubblicando il manifesto elettorale sulla casa di un qualche influente personaggio si lasciava agli elettori l'impressione che questi appoggiasse il tal candidato. In altre occasioni si riusciva a strappare una vera e propria dichiarazione di voto: così lo sponsor appariva esplicitamente nell'iscrizione come soggetto del verbo rogat, che potremmo tradurre con "(il tale) invita a votare": si veda per esempio il testo D nel quale Vesonio Primo invita a votare per la carica di duumviro C. Gavio Rufo; da notare che il manifesto elettorale fu affisso sulle mura della casa dello stesso Vesonio Primo.

I materiali esecutori dei manifesti erano i programmatum scriptores: si trattava di un impiego part-time, che veniva assunto solo in periodo di campagna elettorale da persone che nei rimanenti periodi dell'anno esercitavano mestieri diversi: si veda il testo H, scritto da un tal Mustio, di professione fullo, cioè lavandaio.

Il lavoro degli scriptores si svolgeva di preferenza di notte, quando la città era tranquilla e si potevano eseguire i manifesti con tutta calma. Alle volte lo scriptor era accompagnato da una squadra di assistenti: un dealbator che doveva preparare la parete prescelta per il manifesto intonacandola; un lanternarius che doveva reggere la lanterna per illuminare il lavoro notturno dello scriptor; infine un adstans, un aiutante senza compiti specifici. Alle volte negli stessi manifesti appare qualche elemento che illumina sui rapporti fra i membri della squadra, si veda per esempio il testo G.

In altri casi il solo scriptor assolveva a tutte le funzioni del suo compito: è il caso del fullo Mustius del testo H, che intonacò la parete e scrisse il programma a sostegno di M. Pupio Rufo da solo, senza l'aiuto di alcun compagno.



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© Alessandro Cristofori 1998-2002