Luogo di ritrovamento: Roma
Edizioni: CIL VI, 21096; ILS 8215; Almar, op. cit., p. 120.
D(is) M(anibus). / A(ulus) Larcius / Adiutor fecit / monumentum / sibi et suis, libe/rtis libertabus/que posterisque / eorum. Hoc m(onumentum) / veto veniri veto / donari.
Fotografia dell'iscrizione: Almar, op. cit., p. 120, n°77.
Traduzione: Agli Dei Mani. Aulo Larcio Adiutore fece il monumento per sé e per suoi familiari, per i liberti e le liberte e i loro discendenti. Vieto di vendere e vieto di donare questo monumento.
Commento
In questa epigrafe di incerta datazione, oltre che la solita invocazione D(is) M(anibus) e il nome del defunto (con i tria nomina, ma senza il ricordo del patronimico o della tribù), notiamo particolarmente le disposizioni relative al sepolcro: come si vede Larcio Adiutore ha predisposto l'erezione di un monumento sepolcrale per sé (sibi) e per i suoi familiari (suis), ma anche per i suoi liberti e liberte (libertis libertabusque) e per i loro discendenti (posterisque eorum).
L'epigrafe ricorda anche quella che doveva essere una clausola delle disposizioni testamentarie di Larcio Adiutore: egli aveva fatto divieto ai suoi eredi di vendere oppure di donare il monumento sepolcrale.
L'iscrizione è conservata in due copie, che presentano qualche divergenza nella suddivisione delle linee e nell'ortografia: la prima è conservata presso la chiesa di S. Maria in Transtevere: se ne riporta qui la trascrizione che ritroviamo nel Corpus Inscriptionum Latinarum; La seconda si trova invece nella celebre Galleria Lapidaria dei Palazzi Vaticani, una delle più imponenti raccolte di epigrafi latine esistenti al mondo. Questo secondo esemplare, come rivelano anche i singolari errori di ortografia (linee 2-3: Adiuttor per Adiutor, l. 4: sibbi per sibi; ll. 5-6: liberabusque per libertabusque), è in realtà un falso, o meglio, la copia moderna dell'antica iscrizione che si conserva a Trastevere. Già se ne rese conto il redattore della scheda del CIL, che nel lemma infatti notò: exemplum novicium extat in Museo Vaticano e, più sotto, Exemplum novicium descripsi et damnavi.
© Alessandro Cristofori 1998-2002